L'intreccio tra Letteratura e Vita nello stile USA ha una declinazione particolare. In fondo, come si legge anche in questo straordinario libro di Gore Vidal, gli americani hanno decostruito l'arte del romanzo. Infatti, nel loro caso, il genere fiction trae la propria ispirazione dal giornalismo, cioè da ciò che si trova apparentemente più in opposizione alla facoltà dell'immaginazione. La nudità delle esperienze, descritte alla luce crudelle dei fatti, scandite dal ritmo rapido del reportage, è l'ossessione più potente con cui si scontra l'iperrealismo ambiguo della scrittura statunitense. Anche nel caso dell'autobiografia ci troviamo di fronte a questo paradosso. Nell'introduzione di Palinsesto apprendiamo da Vidal che ci troveremo a decifrare un ordito di menzogne. Ma non quelle inventate dal narratore. Ritroveremo, invece, con assoluta verità, le falsità che gli altri hanno esibito agli occhi del testimone Vidal. Tutta la verità, nient'altro che la falsità. A partire da queste suggestive premesse si snoda il racconto autobiografico di Vidal, che, però, può essere simultaneamente letto come una cronaca a tratti ruvida e a tratti levigata della storia USA degli ultimi 50 anni. Rivivono in questo libro le leggende di Kennedy, l'atmosfera lugubre del maccartismo. L'epopea di Vidal narra lo scontro tra le potenza avverse dell'Arte e dell'Istinto, del Potere e del Sesso. Ma i veri protagonisti sono gli scrittori come Bowles o Tennessee Williams, come Kerouac o Capote. La forza struggente del racconto di Vidal risiede nel far prevalere la brutalità dei fatti rispetto alla considerazione dello stile. e, certamente, il ritratto vitale e animalesco dell'omosessualità di Kerouac, che opportunamente quasi prescinde dalla Letteratura, ripropone la descrizione turbolenta della Vita come la precisa rappresentazione del cuore della Menzogna. Se la vita è falsa, se è simulacro, essa è l'obiettivo della Letteratura.