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  CITAZIONI PERICOLOSE di ALESSANDRO ZACCURI
Alessandro ZaccuriEcco un libro che conforta. Conforta circa lo stato dell'intelligenza italiana, sulla capacità di lanciare lo sguardo nel fango in cui gli italiani si sono pervicacemente rifiutati di fissare la propria vista: resasi miope, col tempo. E' un bravo critico di 37 anni a supplire a una delle stravaganti vacanze dell'intellighentsia italica. Non fa nulla di complesso, Alessandro Zaccuri, ma lo fa in maniera sofisticata e semplice allo stesso tempo: esattamente come appare, agli occhi di profani e non, la materia di cui scrive il giovane critico. Che non è il cinema e non è la letteratura. Si tratta bensì della citazione letteraria nel cinema, il che inerisce a un concetto abbastanza esotico a queste nostre latitudini: la cultura pop. Povero Zaccuri! Si è concesso, senza astio né professione di orgoglio, di evadere dalle mode pulpettare e di fare storcere il naso a mezza accademia italiana. Come gli è riuscito un simile e virtuoso esercizio d'intelletto? In questo modo. Zaccuri ha preso la prima serie di Millennium (chi sa cos'è, può continuare a leggere; chi non lo sa, cambi pagina), ha catalogato con minima atletica filologica tutte le citazioni che andavano in exergo alle singole puntate e ha discusso delle motivazioni sottili e grossolane che hanno condotto il regista Chris Carter (creatore anche di X-Files) a elaborare un modello televisivo che sfruttasse l'oscurità e l'autolegittimità della poesia. Anzi, non della poesia: di quello che lo Spettacolo pensa che sia la poesia. E così si passa dalla considerazione dell'impatto ermetico di una poesia che è un centone di Yates, della Bibbia e delle centurie di Nostradamus giù giù fino alla considerazione prettamente letteraria del testo vetero e neotestamentario, tipica della scuola americana.
L'incursione nel baratro ipocitazionista di Millennium è soltanto l'esempio più significativo di questa indagine che incontra le Scritture testamentarie nel cuore delle immagini - cinematografiche o televisive che siano. Le variazioni di Zaccuri su Pulp Fiction, su Seven, su Hannibal, del resto, dimostrano di quanta angoscia d'influenza sia impregnata - fino alla saturazione - la cultura popolare americana. La quale, a pieno titolo, è anzitutto una cultura spettacolare, e quindi cinematografica e televisiva. L'annidarsi della letteratura, se non nel cuore, nelle periferie di questo sistema immaginativo dovrebbe forse rassicurarci sulla funzione sociale della scrittura in tempi contemporanei? Non saremmo poi così ottimisti, sulla supposta innocenza di questa mutazione genetica dell'oggetto letterario. E non crediamo nemmeno che il coraggioso Zaccuri si fidi fino in fondo di questa strana perversione cinematografica della letteratura...

Alessandro Zaccuri, Citazioni pericolose, Fazi, 35.000 lire

  di Giuseppe Genna
   data: 3 lug 2000 protezione contenuti: assente Aiuto  

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