Forse qualcuno di voi avrà visto lo splendido film-documentario Quando eravamo re, di recente trasmesso anche in televisione. Si trattava di un film che alternava momenti tratti da filmati d'archivio e testimonianze di personaggi che avevano vissuto sotto diverse angolature il medesimo storico avvenimento: il match di pugilato tra Mohamed Alì e George Foreman. Un incontro di boxe che aveva in palio il titolo di campione del mondo dei pesi massimi e si svolgeva per la prima volta nel cuore dell'Africa nera, a Kinshasa, capitale dello Zaire.
Vari motivi concorrevano a rendere storico quell'evento. Innanzitutto il personaggio di Cassius Clay, alias Mohamed Alì, l'uomo che inventò un modello di comunicazione nello sport. Come? Diventando un opinion leader, capace attraverso lo spettacolo della propria danza pugilistica di far parlare in modo spregiudicato dei diritti della minoranza nera. Per questo motivo, Clay fu perseguitato e fu costretto a interrompere la sua attività sportiva. Ma fece ritorno sul ring. E tornò ad essere il più grande. Il match nella terra del dittatore africano Mobutu fu l'occasione di riconquistare il titolo. La decisione di svolgerlo in Africa ebbe il significato di esaltare la fratellanza tra tutta la gente di colore. Se per caso avete perso il film, potete rifarvi con la lettura di una straordinaria cronaca dello stesso avvenimento redatta dal celebre scrittore americano Norman Mailer. Anch'egli compare nel film, poiché fu presente all'incontro. La lingua tesa ed efficace di Mailer restituisce la viva impressione, le acute contraddizioni, la suspence che avvolse il match. Mailer scolpisce il match diffondendogli intorno l'aura di un combattimento degno del mito.