Per la prima volta esce una raccolta di racconti dello scrittore statunitense Jay McInerney. Sono in molti a conoscere la sua penna agile e brillante. Considerato da molti il modello di stile dotato del tocco più leggere e penetrante (tra i suoi adepti c'è anche la matriarca Fernanda Pivano) è famoso per aver narrato l'apogeo dello yuppismo nel celeberrimo Le mille luci di New York. E' transitato con successo dalle sponde dal minimalismo anni '80, lasciandosi alle spalle compagnie illustri come quelle di David Leavitt e Suzanne Minot, all'osservazione dei fasti e delle contraddizioni della società contemporanea americana.
Si considera un allievo di Raymond Carver. Per questo motivo la dimensione del racconto doveva essergli congeniale. Così è stato. Per alcuni critici americani, la felicità e la rapidità dei suoi ultimi racconti ricorda l'ironia e il dolore della scrittura concisa e folgorante del migliore Fitzgerald.
I racconti, presenti nella raccolta pubblicata da Bompiani con il titolo Com'è finita, si presentano come una sequenza fitta, composta di dieci episodi narrativi, tesa a documentare le ambiguità e le inquietudini dell'american way of life. Sette anelli di questa catena erano stati predisposti per tracciare un frame drammatico intorno alla trama del suo ultimo romanzo, già pubblicato in Italia, presso Bompiani, con il titolo Professione modella. In quest'ultimo volume McInerney indicava nel culto della celebrità l'ossessione fondamentale della nostra epoca, il centro gravitazionale delle tendenze morali e delle aspirazioni estetiche degli individui. Nei racconti è presente tutto lo sfondo che respirano i protagonisti del suo romanzo. Ne viene fuori un quadro più ampio, e forse più drammatico. Ai sette racconti, in questa edizione italiana se ne aggiungono altri tre. L'operazione si completa e diviene autonoma. Sarete pronti per fare i conti con chi afferma: " All'età di 33 anni ho perduto o tradito quasi tutti i miei ideali".