Come il suo Codice, Ken Follett è a zero. Importa poco che abbia preso subito la testa della classifica: Follett è allo stremo e, come ogni autore di thriller allo stremo, si ripiega su se stesso, si attorciglia alla cadaverica memoria di ciò che fu. E torna alla Guerra Fredda, santificante passaggio storico che ha covato la tradizione più recente della spy story. Va detto che questo letargismo estremo, da terza età cerebrale, sta contagiando un po' tutti gli affermati autori di thriller: le ultime cazzate di Anne Rice fanno il paio ai codicilli complottisti dell'essangue John Grisham, mentre i deliri panamensi di John LeCarré risultano eccitanti quanto i lattobacilli vivi dello yogourth Danone. Era prevedibile che la vecchiaia dei falsi scrittori - quelli incensati dal barbaro mercato - avrebbe condotto lo sguardo a queste desolate lande: un panorama gremito di saltimbanchi e pietose carcasse di ex ideatori di bestseller.
Tutto cospira a fare di Stephen King il maggiore romanziere degli ultimi vent'anni di storia narrativa planetaria: l'orrendo essere del Maine è almeno in grado di approfondire la sua lingua, di spremere dalle sue storie un succo allegorico e di penetrare con invidiabile acume il nostro localissimo presente. Ma uno come Follett, una volta che la Storia gli ha voltato le spalle dopo la caduta del Muro, che può sperare? Non certo nel ripetersi ispirato e fortunoso della sua saga postmedievale sui Pilastri della Terra. Già risultava imbarazzante l'avventura ai bordi dell'avanguardia genetista ne Il terzo gemello. Però quest'esercizio di sinfonia di campane a morto poteva risparmiarcelo. E' come se un latifondista colombiano, giunto a veneranda età, mordesse senza dentiera una spappolatissima banana, piangendo al ricordo delle sue sterminate coltivazioni vendute alla Chiquita.
La trama di Codice a zero, ovviamente, sembra plausibile finché rimane uno scheletro. Leggete e decidete se è possibile costruirci sopra un libro. Ecco la quarta di copertina, mai come in questo caso significativa: "29 gennaio 1958, Cape Canaveral: inizia il conto alla rovescia per il lancio del primo satellite americano, l’Explorer; fervono l’attesa e i preparativi ma per qualche motivo l’evento verrà rimandato di due giorni. Come mai qualcuno cerca di ostacolare la riuscita di questa storica impresa? 29 gennaio 1958, Union Station, Washington: all’alba un uomo si sveglia in una toilette maschile vestito come un barbone; è intontito come se soffrisse per i postumi di una sbornia ed è privo di memoria. Come è finito lì? E chi è veramente?". Viene da chiedersi: Follett ha perso anche lui la memoria? Si è ritrovato malvestito in un cesso pubblico? Come è finito lì, alla Guerra Fredda e al patetismo da anzianità maldigerita, lo scrittore di Cardiff? E chi è veramente?