Che cosa è successo al noir e al giallo, all'hard boiled e al polar? Questo: erano generi che non avevano residenza ai piani alti della letteratura. Sottogeneri narrativi, in pratica. Poi, con la contaminazione postmoderna e l'imporsi dell'ideologia mercantilista (sì, purtroppo: anche in letteratura...) sono divenuti, insieme a horror thriller fantasy & science fiction, dei generi da botteghino. La feticizzazione letteraria del mistero, della marginalità e della suspence rende. I critici si sono allineati ai trionfanti esiti del mercato, giustificando l'autoimposizione e il successo di questi "prodotti" intellettuali con teorie metaletterarie ad hoc. E così i vecchi sottogeneri hanno perduto l'antica e genuina qualità dei testi "drop out": preservare uno spazio violento e narrativo dedito alla contestazione. Anche a quella politica. Da Hammett a Manchette, la storia del noir e dell'hardboiled ha stravolto totalmente la vecchia tradizione borghese del giallo anglosassone. Al giorno d'oggi è quasi impossibile ritrovare questa iniziale vocazione. Se capita, è un mezzo miracolo.
Jean Claude Izzo è questo messo miracolo. Recentemente scomparso per causa di un devastante tumore (che ha fatto parecchio danno alla narrativa cisalpina), Izzo è il creatore di una saga noir marsigliese che, da Casino totale a Soléa, ripropone in forma di allegoria polar quanto oggi esiste di più vivo in Europa: i fermenti, le lotte le meschinerie e le grandezze di un processo continentale di trasformazione genetica e culturale.
Con il suo postumo Il sole dei morenti, Izzo esce prepotentemente dal genere che gli ha meritato giusta fama. Si impegna in una storia drammatica e cupa, nuovamente ambientata nel cosmo diffranto di Marsiglia, che fa da sfondo, questa volta, a una vicenda d'amore: impossibile, in perdita, scatenata in un malato delirio di sofferenza. Non che i romanzi polar di Izzo evitassero il violento corpo a corpo con l'amore. Tutt'altro. E' che l'imminenza della fine viene giocata da Izzo con uno straordinario lavoro di riscatto letterario. Le sue parole, sospese davvero tra la vita e la morte, sono colpi allo stomaco. Bisogna praticare una lettura fisiologica, immersa nella durezza di un dolore autentico, per comprendere che cosa significhi quest'ultimo romanzo del grande marsigliese. La china iniziatica e folle intrapresa da Rico, che tenta una disperata agnizione dell'essenza dell'amore andando alla ricerca di Léa - la prima donna amata -, potrebbe portare menti sagaci a ripercorrere le tracce di una tradizione inabissatasi nel Novecento: quella della nevrosi cortese e dell'ossessione della purezza che muove la letteratura.