Noi non vorremmo: davvero. Noi non siamo cattivi. Non nutriamo pregiudizi di sorta. E' difficile esordire con una simile affermazione mentre ci accingiamo a stroncare l'ennesimo prodotto partorito per Stile Libero da Paolo Repetti e Severino Cesari, la coppia Addams dell'editoria italiana. Però è vero: se l'orrido duo si mettesse a sfornare dei libri almeno decenti, saremmo felici di testimoniarlo. Avremmo sursecrezioni di bile, ma per onore di verità non saremmo ingenerosi di lodi. Lo faremmo, davvero. Daremmo anche una carezzina alla testa pilifero-pelata del primate (scegliete un po' voi l'etimologia...) Repetti. E' che i due, dopo che gli è andata bene con i Cannibali, altro non hanno fatto se non rincorrere l'ultima moda, la tendenza più trendy, il nome dell'ultim'ora. Siccome Repetti in sé non è trendy, il risultato è che Stile Libero sembra uno yuppie ottantino catapultato in tempi di rivolte a Seattle: sta sulle palle a tutti i ribelli antiglobalizzazione, che non si esimono dal pigliare sonoramente a botte questo ridicolo essere. Fa un po' pena constatare fino a che punto l'editoria italiana - nel suo marchio più prestigioso e illuminato - si ostini a dare credito a questi foschi mestatori del gossip letterario, che peraltro risultano puntualmente sconfitti dai rendiconti e dalle vendite.
Siccome è Paolo Nori il nome dell'ultim'ora uscito dal calderone degli amici di Repetti (tra cui figura, proprio come Repetti è primate, un papa: Nanni Ballestrini), ecco che il sordido duo cerca di battere il ferro finché è caldo e sforna il secondo romanzo di Nori. Bassotuba non c'è, a dire il vero, qualche pregio - se non altro stilistico - l'aveva. Questo Spinoza, no. E' vuoto di cose, idee, passioni, pensiero, lingua, immagini, strutture e trama. All'ottocentocinquesimo "Comunque" messo a chiudere il periodo, il lettore si percepisce invertebrato come se avesse assistito all'ultima seduta della "cura Ludovico". Le storielle personali dell'alter ego di Nori, Learco Ferrari, alle prese con la perenne paranoia dell'autore che si sente un grande e non pubblica, risultano ridicole nel momento stesso in cui leggiamo le sue lamentazioni su carta Einaudi. Le sue menate sulla traduzione e il lavoro ingrato da magazziniere hanno crepato le gonadi a chi ha tutto il diritto di attendersi un romanzo vivace e sapiente da un cosiddetto giovane italiano. Dice qualcuno: i morti sono vivi e i vivi sono morti. Mai verità fu più appropriata per definire lo statuto ontologico dell'autore di Spinoza.
I morti sono vivi e i vivi sono morti. Repetti, invece, sta benissimo...
Paolo Nori, Spinoza, Einaudi Stile Libero, 12.000 lire (con sconto iBS)
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