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RECENSIONI: NOVEMBRE 2000
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  L'OCCHIO DELLA TROTA di FULVIO PANZERI
Pessima e peregrina la sorte editoriale della poesia in Italia. Una volta esistevano collane intelligenti se non prestigiose: lo Specchio Mondadori, curato con amorevole sapienza da Vittorio Sereni, o "la bianca" Einaudi che editava Char e lo stesso Sereni. E poi c'erano i Poeti della Fenice di Guanda, condotti da Raboni alla scoperta di nuovi e degni fermenti e poi passati in mano a Magrelli e Conte che riprendevano testi storici introvabili (per citare un titolo, il folgorante Somiglianze di Milo De Angelis) e proponevano i versi di Thomas Bernhard.
Ora è tutto finito. Il disinvestimento intellettuale di quella generazione, di cui Antonio Porta e Maurizio Cucchi furono e sono - con difetti, certo, però superati dai meriti - gli elaboratori più creativi, rovina ora nelle uscite di poeti in fintapelle come Mussapi o di pelli fintopoetiche come quella di Fulvio Panzeri. Questi era amico e forse qualcosa di più del grande Giovanni Testori, scrittore controverso la cui statura non si discute, ma di cui si discutono invece i lasciti: oltre a una tremenda collezione di statuine africane, infatti, l'autore della Gilda ha lasciato in eredità al teatro quell'ipervitaminizzato di Branciaroli e alla letteratura quell'ipovitaminizzato di Fulvio Panzeri.
Critico e poeta spugnoso ma in punta di piedi col suo tutù, Panzeri si gloria di un ambiguo giudizio dello stesso Testori, strillandolo ai quattro venti con isteria che ben conoscono coloro che hanno avuto la sventura di confrontarsi con lui dal vivo; disse Testori (pace all'anima sua): "Ebbi subito la certezza che nella poesia di Panzeri, nella sua anima, si muovesse, proprio come in un prato, la fertilità vera; la fertilità, intendo, della poesia". Circa la fertilità di Panzeri, non vogliamo disputare. Circa la sua poesia, invece, sì. Erede di una lombardità deteriore, fatta di piccoli eventi e di svolte assolutamente innocue, la versificazione di Panzeri non è tale: contate i versi del suo capolavoro L'occhio della trota e poi tornate a ragionare sull'opportunità del titolo.
Minacceremmo volentieri una lunga citazione, come già facemmo occupandoci di Mussapi. La risparmiamo, però: vi siamo affezionati e non vogliamo che su Società delle Menti non tornaste più...

Fulvio Panzeri, L'occhio della trota, Guanda, 20.000 lire

  di Giuseppe Genna
   data: 2 nov 2000 protezione contenuti: assente Aiuto  

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