Senza tema di smentita: Giuseppe Pontiggia è l'unico narratore italiano destinato a restare nelle storie della letteratura contemporanea. Classicista in proprio, divoratore di teatro poesia narrativa filosofia e quant'altro, quest'omone che finora aveva fatto dello stile una difesa ha debordato con tutta l'urgenza e l'immensità del proprio sentire, dando alle stampe Nati due volte il suo libro più complesso, personale, intimo e strutturato.
E' la storia del rapporto tra un padre insegnante e il figlio disabile. Ed è la storia del rapporto con e contro il mondo da parte di questa coppia aggressivamente ridotta al torsolo essenziale dell'umanità a cui costringe un fato avverso. Borghese come tradizione per Pontiggia, la sua scrittura mette in scena, in realtà, l'essenza tragica e occidentale di ogni narrazione. E non ci riferiamo soltanto al coro che fa da corona alla dolorosa trasformazione dei due protagonisti, bensì proprio alla reazione eroica di fronte all'aggressione del destino. Che si tratti di una reazione del tutto contemporanea (e quindi: civile) non ottiene altri esiti che un'esponenziale impennata del tragico, del drammatico e dell'insoluto - quel misterioso insoluto con cui poeti e narratori europei stanno facendo i conti da millenni a questa parte.
Ovviamente Pontiggia non inscena la rappresentazione di un cahier de doléance. Il suo romanzo è anche grottesco e spesso sfiora il risultato comico (i critici dovrebbero riflettere su questa miracolosa compresenza di tragico e comico in un romanzo italiano: apparizione unica nel nostro panorama). Il folto sottobosco di medici, burocrati scolastici, parentati varii è una folla picaresca da cui il male viene eiettato con greca modalità apotropaica. Di fronte all'umana disumanità del rigetto sociale, tuttavia, anche grazie al sapientissimo utilizzo di modi e retoriche del narrare, Pontiggia fa sprofondare la vicenda e financo il mondo tutto nell'immenso e quasi buddhico sorriso del grande autore.
Complimenti a Pontiggia. In vetta alle classifiche di vendita accanto a Follett, è riuscito a interessare anche i restii editor statunitensi. Prima o poi le patrie lettere dovranno elevare il peana all'intellettuale italiano più solido e compiuto del loro scarno repertorio umano...