Sappiamo dal gossip letterario che a Domenico Starnone piacciono i vegetali. Il suo editore Carlo Feltrinelli, che lo riverisce come fosse il Papa, quando lo va a trovare gli porta pomodorini e insalate varie. Anche noi vorremmo tanto omaggiare Starnone coi pomodori: tirandoglieli addosso. Starnone è uno di quegli scrittori che non passeranno mai alla storia della letteratura, ma che vengono acquistati perché è come il Gerovital: leggerlo fa sentire giovani. Siccome quest'ultima prerogativa - comprare certi autori per non sentire il peso degli anni - è tipica dei lettori Feltrinelli, Starnone è un autore Feltrinelli. Esiste anche una vasta cerchia - da Salvatores a Paolo Rossi - che crede di sostituirsi, mercé lo Spettacolo di Cui è profeta, alla schiera dei critici letterari e che osanna due autori in particolare: Benni e, appunto, Starnone.
Adesso questo scrittore della scuola vista cogli occhi di un professore di sinistra, questa indebita icona dei nostri giorni italiani, questo vergatore di pergamene sapide e ridanciane, insomma Starnone, pubblica un nuovo titolo, Via Gemito, che sembra un giudizio sospirato di lettori esausti e invece è il titolo stagionale più importante che Feltrinelli manda in libreria. Definito dall'editore un libro "necessario quanto la ragione per cui si scrive", il romanzo starnone non è altro che un Pennac in salsa verde andata a male, lo specchio di una famiglia che, sin dall'incipit, si vuole epica e irripetibile. Ah, l'irripetibilità del ritratto d'interno di Starnone! Sarà argomento di dibattito per lungo tempo il complesso di Federì, protagonista patriarcale che doveva essere e non è stato un grande pittore? Via Gemito è un romanzo autobiografico. Il protagonista è uno che si lamenta che il mondo non lo ha riconosciuto grande artista. Così è anche Starnone: crede di essere un grande scrittore e la storia della letteratura non lo citerà mai nemmeno in una noticella a pié di pagina...