Che Alberto Castelvecchi avesse le palle, l'avevamo capito da tempo grazie alle schegge impazzite della sua casa editrice. Che le abbia sfoderate fino a tal punto, tutt'ora stentiamo a crederlo. Insieme al drammaturgo romano Roberto Parpaglioni, Castelvecchi ha dato il via ad una nuova rotativa di nome Quiritta, il cui intento è di pubblicare i classici della letteratura italiana dalle origini al Novecento. In poche parole, tutte quelle opere di cui a nessuno è mai fregato nulla, sia per colpa del nostro sistema scolastico che ce le ha imposte di malavoglia, sia per l'ignoranza che regna sovrana nei confronti della nostra letteratura. Col mercato editoriale che ci ritroviamo, dove gli unici a vendere sul serio sono autori come Brizzi, Bevilacqua e Baricco, un'operazione del genere suona come un vero e proprio suicidio di massa. O, forse, come un'intuizione geniale. Visto il carnet dei titoli, Quiritta potrebbe soddisfare quel gusto medio alto di pochi appassionati che non vedono l'ora di vedere ri-stampati quei classici della letteratura italiana che non hanno mai dimenticato. E, tra le due collane della casa editrice (Le Falene e Le Pupe), titoli interessanti davvero non mancano: dalle Rime di Federico II alle opere dell'accantonato Slataper, passando per quegli sfigati ma rivoluzionari Fogazzaro e Graf. Quiritta (che è la trascrizione in volgare del sì dell'hic et nunc latino) apre le danze con un pezzo di estetismo ante-litteram: "L'arte di piacere alle donne e alle amabili compagnie" di uno dei tanti anonimi del periodo. La curatela è di Marco Catucci, che pare aver fatto un buon lavoro di regesto. Indirizzate a un pubblico colto ed esigente, le opere di Quiritta si giocano la loro sopravvivenza proprio sulla qualità dell'edizione, oltre che sulla trasversalità del contenuto.
Lo ripetiamo, onore alle palle di Castelvecchi e Parpaglioni. A cui va il nostro in bocca al lupo.
Anonimo del XVIII sec., L'arte di piacere alle donne, Quiritta