Geoff Dyer è un autore di culto. Ha un gruppo nutrito di lettori che impazzisce letteralmente per il suo cool jazz: variazioni interessanti e mai scontate di un londinese del tutto particolare. Brixton pop e Natura morta con costodia di sax sono davvero dei piccoli capolavori. Sorprende che le collane ideali per i titoli di Dyer in Italia (parliamo di Stile Libero e di Strade Blu) ancora non si siano accorte di lui. E' ben vero che con il noir metafisico In cerca Dyer si era inerpicato su una china per la quale non si era preparato ramponi o imbrago, e aveva prodotto un mostro noiosissimo, che grondava cerone disciolto a ogni riga. Tuttavia si può concedere a un giovane romanziere un abbaglio del genere (e va detto che Dyer è davvero un giovane romanziere).
Con Paris Trance, Geoff Dyer torna ad affabulare i suoi lettori. Lo fa secondo i canoni con cui gli è riuscito di affabularli finora: parlando di povertà, sfighe, giovinezza incerta e piccoli o grandi miracoli quotidiani. Paris Trance è una storia di amore e amicizia, rude e delicata al tempo stesso. Narra le vicende grottesche, tristi e fortunate dell'imberbe londinese Luke, aspirante romanziere che si trasferisce a Parigi in un'assonnata estate per scrivere un romanzo sulle orme di Hemingway e Scott Fitzgerald. Il romanzo non lo scriverà mai, ma poco importa: nel frattempo incontrerà il connazionale Alex, e si fidanzerà. Alex a sua volta troverà un insperato amore, e le due coppie attraverseranno con malinconica e fremente joie de vivre la metropoli parigina, dandosi alla vita notturna, alle droghe e al sesso. Trainspotting in chiave minore, questo ennesimo piccolo capolavoro di Dyer si distanzia, al solito, dalla letteratura a cui gli anglosassoni ci hanno recentemente abituato. Non sarà Amis, ma Dyer è un vero scrittore: ed è questo che conta.