Nulla è proporzionale alla grandezza dell'esplorazione da parte della poesia italiana del Novecento quanto l'antipatia e l'inutilità sociale dei poeti contemporanei italiani. Una realtà sgradevole - e non si tratta della "realtà" di cui tratta Majorino, beninteso - che si è toccata con mano durante la clamorosa presentazione ufficiale dell'antologia Poesie e realtà, a cura e per merito di Giancarlo Majorino, avvenuta alla Libreria Feltrinelli di Piazza Duomo a Milano. Era presente lo stato maggiore della poesia contemporanea che opera a nord di Roma. Se avessero fatto esplodere una bomba alla Feltrinelli, lirica ed epica italiana ne sarebbero risultate decapitate, nell'indifferenza generale. E' abbastanza impressionante: dei molti lettori che hanno recitato i propri versi antologizzati da Majorino, l'unico poeta autentico è risultato Maurizio Cucchi, con un frammento toccante e intenso dal Disperso. Degli altri, meglio tacere per non infierire.
Sebbene - come si diceva - la triste realtà della cosiddetta "comunità letteraria" non sia il fuoco di questa portentosa opera di investigazione condotta da Majorino, va detto che la lacunosa e assai trista situazione della patria poesia finisce per slittare - volenti o nolenti - all'interno del j'accuse lanciato dall'autore di Tetrallegro. Il quale misura la poesia attraverso categorie che avrebbero esaltato i teorici materialisti di inizio anni Settanta e riesce a vincere questa sfida critica in un oggi che conferma la profezia di Majorino, pronunciata parecchi anni fa - quest'antologia fu edita da Savelli in gloriosi anni, e ora viene ritoccata, integrata e riaggiornata per i tipi Tropea -.
E' la comunanza e la penetrazione sociale - nel senso alto della sociologia letteraria e secondo i dettami della critica extratestuale - a cui Majorino fa riferimento, catalogando modi e mode, nomi sfumati e nomi persistenti dell'odierno panorama poetico italiano. La sua conclusione poco meno che sommaria avanza la proposta di Zanzotto e della Rosselli quali fari dell'esperienza poetica nel secondo Novecento. Attorno a questa diade primaria, Majorino estende il catalogo a una miriade di nomi e suggestioni, accumulati in un ennoio profondissimo per intelligenza ed erudizione, che viene reso concreto dall'apparire effettivo dei testi dei poeti selezionati.
Alcune scorie del passato e alcune misletture del presente non sono state espulse, tuttavia, dall'attenta operazione critica di uno dei nostri maggiori poeti contemporanei - quale è e quale sarà riconosciuto Majorino. I nomi di Marta Fabiani e di Biagio Cepollaro, per fare soltanto due esempi, risultano disarmonici e obliqui, mentre la permanenza di Eros Alesi - una provocazione critica che risale all'antologia settantina di Antonio Porta - non permette nuovi giudizi né l'adozione di un'ottica obbiettiva rispetto a cosa ha costruito la poesia italiana negli anni Settanta.
Tuttavia, si tratta di un'antologia storica e di un'opera di un autentico poeta che si è preso la briga di leggere, con passione e sterminata sapienza, l'opera altrui. Per questo va letta.
Giancarlo Majorino, Poesie e realtà - 195-2000, Tropea, 33.600 lire