Ritorna l'autore dello struggente I giardini di Ceylon e lo fa proponendo un romanzo che - se non è altrettanto struggente - tocca le corde della tenerezza e dell'empatia, facendole intensamente vibrare. Un editor cieco - come molti tra quelli che affollano le poltrone di comando delle collane editoriali italiane - si chiederebbe che cosa frega ai lettori nostrani di un romanzo di formazione di un abitante dello Sri Lanka: e si risponderebbe che non frega niente. Sbaglierebbe. Questo Proust minore cingalese equivale, per grandezza di tonalità sentimentali, al suo compaesano cingalo-canadese Ondatije: sa dove il lettore va scosso e scientificamente lo scuote.
Dalla quarta di copertina: "Arjie Chelvaratnam è il secondogenito di una famiglia della upper class tamil a Ceylon, che compie il viaggio dalla semplicità dell'infanzia al mondo intricato della vita adulta nei sette anni che porteranno ai sanguinosi disordini del 1983. Arjie preferisce giocare con le bambole e le bambine, ama provarsi i vestiti della zia e usare i suoi trucchi, e si destreggia all'interno della sua famiglia allargata che lo guarda con preoccupazione e riprovazione. Si guadagna invece la simpatia dei pochi outsider della rigida società dell'isola, di coloro che tentano di ribellarsi alle ingiustizie sociali: una zia pronta a trasgredire il veto dei parenti sposando un cingalese, un compagno di scuola che subisce abusi sessuali da parte del direttore dell'istituto e che vorrebbe invece svelare la propria omosessualità. Arjie, per primo, deve fare i conti con il risveglio della propria identità omosessuale e con le contraddizioni feroci dell'antica civiltà della sua gente".
Come si può constatare da queste brevi note introduttive - peraltro confermate dalla lettura del romanzo -, Funny Boy è una narrazione formativa, che non indulge nel piacere che la memoria ci concede quando si ripiega su se stessa, ma che mette in rappresentazione proprio il teatro della memoria profonda: facendo agire sulla scena protagonisti e comparse, snodando la vicenda attraverso rivoli che, pur apparendo secondari, prima o poi, nel corso del romanzo, faranno sentire il proprio, determinante peso.
Non è certo un libro che appartiene a una nuova forma di letteratura, anche perché prescinde dalla possibilità di parlare a un'audience planetaria della sua realtà quotidiana. Ma è un'escavazione che fa, della precisione e dell'affettività, i canali emozionanti della propria espressione.