Salti e capriole. Sono le manifestazioni di gioia di ogni studente di psicologia che debba preparare un esame su un testo americano. Eh sì, perché, è risaputo, gli apprendisti psicologi d'oltreoceano sono un po' zucconi e quindi il livello dei loro testi è generalmente mediocre. La psicologia di Internet, il nuovo testo di Patricia Wallace, è, in tutto e per tutto, un testo americano. Che non vuol dire stupido, ma scritto per stupidi. Ed ecco che le prime pagine del manualone spiegano che cos'è e a cosa serve Internet, come usare in modo vantaggioso l'email, cosa devono fare gli psicologi per riciclarsi anche nel mondo delle nuove tecnologie. Ma non tutto il male vien per nuocere: se per gli addetti ai lavori e smanettoni vari il libro della Wallace è un collage di ovvietà trite e ritrite, non è così per chi di esperienza sul campo ne ha poca e intende farsela con un libro tra le mani. L'autrice abbraccia (talvota in modo superficiale) tutti i campi di analisi che si sono interessati alla Rete e confeziona una summa introduttiva che, per principianti o semplici curiosi, non è affatto male. Scrivere al giorno d'oggi che la Rete facilita l'anonimato e permette di interagire col prossimo creando un'identità diversa dalla propria provoca un sorriso a qualsiasi psicologo che abbia tenuto tra le mani un libro di Sproll & Kiessler. Interessa invece chi si sta avvicinando per la prima volta all'universo della comunicazione mediata e digitale.
Piuttosto che un mediocre testo di analisi scientifica, preferiamo considerare La psicologia di Internet una valida introduzione al mondo della comunicazione mediata. Dove, e su questo siamo d'accordo, sono le inezie ad assumere significato: dal nick della propria email alla netiquette che teniamo dentro una chat, il web ci offre nuove e infinite prospettive di comunicazione che dobbiamo imparare a usare convenientemente. In questi senso, anche un libro come quello della Wallace può tornare utile.