Prendete Crash (un romanzo straordinario che diventa un film non straordinario) e Cocaine nights; incrociateli geneticamente; figlieranno questo Super-Cannes, con tutta probabilità il migliore romanzo di Ballard negli ultimi anni, destinato prossimamente al grande schermo. E', al solito, non un semplicistico atto d'accusa o una costruzione moraleggiante da videobigotto. L'isolamento da non-luogo, la radice tecnocratica dell'estrema forma di esistenza planetaria, lo sfondo artificioso e cinico che sostanzia sentimenti e pseudoidealità dell'ultimo uomo: sono tematiche avanzate seppure attuali, su cui Ballard varia senza risolvere, come si conviene a un autentico narratore.
Eden-Olympia è il luogo incantato del dincanto, una contea in piena Costa Azzurra che Ballard erige come Macondo della felicità preformattata, una Yoknapatawpha della falsa serendipità, approcciata dall'unica visuale che permette di osservarne la specificità: l'istinto dello scienziato. Impasto di emotività, prescienza e oggettività anatomopatologica, la protagonista di Super-Cannes, la dottoressa Jane Sinclair, giunge faticosamente alla coscienza di ciò che sa già dall'inizio. E' una metafora vasta e organizzata, quella che Ballard struttura nel suo romanzo, una variazione barocca sui temi della tradizione, del radicamento e della felicità, un'incursione potente nell'assenza di scampo concessa all'uomo contemporaneo dall'operazione di sostituzione eugenetica ed eupsichica che è planetariamente in corso.
Scatenata nel cuore del globale esperimento fabiano in cui stanno lentamente trasformando il mondo, la violenza emerge con una carica messianica anche se non salvatrice. L'annuncio profetico di Ballard mette i brividi la schiena. Sta parlando di un futuro che è in realtà il nostro immediato presente. E' una delle funzioni primarie della letteratura, e di questo canto del cigno dell'umanismo dobbiamo ringraziare scrittori come Ballard e romanzi come Super-Cannes.
James Ballard, Super-Cannes, Feltrinelli, 35.000 lire
 | In Rete: |  |
|