Rocco Fortunato è stato fabbricato in Italia, con un faccione grosso così e adesso sembra Joaquim Cortès con un minimo di esoftalmo in più. Ancora non capiamo che cavolo c'entri con la letteratura, Rocco Fortunato: non sa scrivere, i suoi libri sono imprecisi dal punto di vista stilistico e strutturale, e non ci capita mai di aspettare con ansia la prossima uscita editoriale. Però non è questo il punto. Il punto, invece, è che con la trascinante e adrenalinica follia esistenziale di Fortunato, uno è a posto: ha davvero poco da inventare, perché le avventure che è in grado di mettere su pagina questo rocker stranito, in Italia, sono in pochi a poterle e saperle raccontare. Ecco, la migliore qualità di Fortunato sta proprio qui: ha storie da raccontare, non si fa tante menate e le racconta. Se dovessimo scegliere tra i libri di Fortunato Rocco e di Fortunato Mario, sceglieremmo quelli del primo, nonostante le giurie letterarie di mezza Italia prediligano gli sdilinquimenti con veletta del secondo, tutto convinto di avere prenotato un posto nella storia della letteratura patria.
Ci sono momenti precisi in cui non è il caso di indossare il doppiopetto: è meglio infilarsi dei jeans. Questo frangente della storia della cultura italica corrisponde precisamente a un'epoca in blue jeans. Rocco Fortunato, se continua costantemente a scrivere come sa, è capace di finire dentro le trame di un'avanguardia insolente che - volenti o nolenti i Garboli e i Mengaldo - farà compiere sul serio un salto alla tradizione prosastica italiana. Fabbricato in Italia è un romanzo di formazione che non pretende di enunciare verità metafisiche. E' un'esperienza letterariamente epidermica. Si avvicina - se proprio si deve compiere un raffronto serio - ai romanzi di Michele Monina: non c'è confronto, ovviamente, sul piano della scrittura, però certo un'aria pop (l'atmosferico e irriferibile pop italiano) circola in entrambi gli autori. Nano è il protagonista sfigato (come chiunque è stato sfigato nell'infanzia e nella pubertà) che si inizia via via alla vita, passando per traversie comico-realiste insieme alla compagnia di una gioventù che meno bruciata non si può. E' una sorta di Lamento di Portnoy in scala minore, a cui fortunatamente manca la declinazione nevrotica del lamento. E' impossibile per chiunque sottrarsi al moto d'identificazione con l'indecenza esistenziale di Nano e di Colella: in questo esercizio di cattura del lettore, Fortunato è davvero bravissimo.
A conferma del fatto che Fabbricato in Italia occhieggia alla migliore e più recente tradizione del nonlibro, esiste un website ufficiale dell'opera, un reale work in progress che auspichiamo che non muoia dopo l'uscita del libro. Quella comunicazione impazzita e iridescente è esattamente il fuoco dell'esperienza di lettura che si compie quando si acquista un romanzo di Rocco Fortunato.
Rocco Fortunato, Fabbricato in Italia, Fazi Editore, 25.000 lire