Complimenti a Enrico Brizzi. Il gossip editoriale sussurra che sia riuscito a strappare un miliardo a Mondadori per passare nella schiera degli autori di Segrate. In cambio, Brizzi ha rifilato a Mondadori un testo decotto, di cui si parlava ai tempi in cui Canalini (tra gli scout di Brizzi) stava ancora in Transeuropa. Un testo debole, un libro non libro, una morta narrazione per uno scrittore morente: soltanto in questo modo è plausibile definire un autore che, da Jack Frusciante, è passato alla clandestinità con Elogio di Oscar Firmian e del suo impeccabile stile.
Sintomo primario di debolezza: il fatto che Brizzi firmi questa raccolta improbabile con Lorenzo Marzaduri, un altro della scuderia Canalini e che, a differenza di Brizzi, non è mai decollato. Decollato (nel senso della decapitazione) è invece il lettore di questa improbabile accozzaglia finto pop, estenuante e per nulla elevata dalla scrittura pseudobrillante, la quale sta alla letteratura vera come le Smarties stanno al cioccolato svizzero. Sintomo secondario di debolezza: non c'è una struttura ma una finta struttura, composta da parallelismi insostenibili che corrono tra i nove pezzi (uno lungo, gli altri otto brevi) di questa fantasia che vorrebbe essere demonica e invece ricorda il Fantasma Formaggino.
Brizzi avrebbe bisogno di un editor. E' l'autore più interessante degli anni Novanta, ma il suo declino appare irreversibile, e non soltanto dal punto di vista delle vendite. Un editor dovrebbe prendere Brizzi sotto la sua ala protettrice e, come faceva Canalini ai tempi, dire al non più giovane autore cosa e come lo deve fare. Non c'è da scandalizzarsi: Vittorini, Calvino e Sciascia facevano così. E così bisognerebbe tornare a fare, perché oggi lo scrittore è troppo vanesio e pensa di saperla ben più lunga di chi gli sta attorno. Particolarmente Brizzi che, come sa chiunque, è andato montandosi vorticosamente la testa dopo il primo successo. Che ritorni a studiare e a faticare: le qualità le ha, gliele riconosciamo tutti. I soldi li ha anche quelli, glieli riconosciamo tutti. Quello che non ha più è l'appartenenza alla letteratura. Il che, per un narratore del suo calibro, è un peccato e una disdetta.
Enrico Brizzi e Lorenzo Marzaduri, L'altro nome del rock, Mondadori, 26.000 lire
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