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RECENSIONI: FEBBRAIO 2001
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  E LIBERACI DAL PADRE di E. GEORGE
E LIBERACI DAL PADRE di E. GEORGEBasta. Basta col thriller profondo che è sì thriller, ma solo per caso, perché il messaggio è più profondo ed emotivo di quanto un thriller garantirebbe. E, anche, basta con le autrici nere, le maledette da milioni di copie, gonfiate con gli antibiotici della critica giornalista e mai divenute familiari alla storia della narrativa. E poi, basta anche ai morti improbabili, basta ai preti da romanzo ormai cancellati dal Concilio Vaticano II. E da ultimo basta anche alle spolverature di cultura psicanalitica, un lascito assurdo degli anni Settanta che ha attecchito nelle pieghe ambigue di fragili personalità, guarda caso tutte anglosassoni. Patrick McGrath, rifondando il genere gotico, può permettersi catabasi nei gorghi dello psicotico che, però, di parapsicanalitico hanno davvero poco. Ancora ancora Patricia Highsmith poteva riuscire a imbastire trame psichiche potenti. Però dalla Cornwell alla George alla Rice queste operazioni di belletto narrativo hanno sfracannato l'animo a chi legge anche solo per il piacere epidermico di leggere e di perdersi nell'ipnosi che ogni buon thriller regala. Ora, questo E liberaci dal padre, pronto a creare un serial che dovrebbe ammorbarci i prossimi anni di spazzatura falsosuspence, è tutto tranne che un buon thriller. Fate un po' voi i conti con la puntualissima quarta di copertina (non riusciremmo a descrivere meglio l'implausibile intreccio): "Un cadavere decapitato, un'ascia insanguinata e un'ammissione sconcertante: 'Sono stata io. Non me ne pento'. Questi gli elementi che caratterizzano l'omicidio di William Teys, un contadino di Keldale, nello Yorkshire, e tutti puntano implacabilmente verso la figlia di Teys, Roberta, una ragazza introversa e complessata che, dopo essersi dichiarata colpevole, si è chiusa in un silenzio impenetrabile. Eppure nessuno, nel villaggio, può credere che Roberta si sia macchiata di un crimine così orrendo e persino padre Hart, che ha scoperto il delitto e ascoltato l'agghiacciante confessione, afferma che la ragazza è innocente. Ma la polizia locale non può dare ascolto alle chiacchiere di paese e si affretta a chiudere il caso. Così padre Hart si spinge fino a Londra, per chiedere a Scotland Yard che venga fatta piena luce sul delitto. La richiesta del prete viene accolta anche perché dà modo al commissario capo di mettere alla prova una coppia di investigatori del tutto inedita e, almeno in apparenza, assai singolare: l'aristocratico ispettore Thomas Lynley e il sergente Barbara Havers, che tutto è tranne che aristocratica. Attraverso un labirinto di menzogne e scandali soffocati, Lynley e Barbara si addentreranno negli innumerevoli segreti che la comunità di Keldale nasconde da sempre dietro una facciata di perbenismo: dal passato riemergeranno spaventosi fantasmi e odi mai sopiti, e sembrerà quasi che tutti gli abitanti del paese avessero un movente per uccidere William Teys. Ma la chiave dell'enigma andrà cercata dentro la casa di Teys, nel suo passato, nella misteriosa scomparsa, avvenuta più di dieci anni prima, della madre e della sorella di Roberta. Alla fine Lynley e Barbara arriveranno alla verità, ma, lungo la strada, saranno testimoni della catena di violenze, tradimenti e terribili sopraffazioni fisiche e psicologiche che ha il suo ultimo anello nel delitto; un incubo che sconvolgerà la loro stessa esistenza".
Tremiamo all'idea che la George decida davvero di puntare su questa coppia incredibile, irritante, per niente vivace, degna di un telefilm dilettantesco degli anni Settanta. Che venga continuamente in mente il volto di Roger Moore, leggendo dell'ispettore Lynley, è tutto dire. Il Santo era meglio, peccato che fosse roba di trent'anni fa...

Elizabeth George, E liberaci dal padre, Longanesi, 33.000 lire


  di Giuseppe Genna
gli stessi argomenti su: NESSUNO
   data: 7 feb 2001 protezione contenuti: assente Aiuto  

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