A proposito della scellerata gestione della collanina bianca di Einaudi. Ce ne siamo occupati recensendo Le barricate misteriose di Silvia Bre, eccezione luminosa nel devastante naufragio di uno dei simboli della cultura italiana. Ce ne occupiamo ancora, per ribadire che gli eredi di Giulio Einaudi (e ci riferiamo anzitutto a Roberto Cerati, perché immaginiamo che sappia quanto abbiamo ragione) hanno praticato un incredibile, vergognoso, delirante suicidio, degno proprio di una classe dirigenziale che, se pure ancora alimenta la proprio autostima intellettuale, di intellettuale non ha più nulla e meno ancora ha di manageriale. L'irruenza mercantilizia con cui gli einaudiani hanno imposto le cazzate - per carità, legittimissime! - di Stile Libero, la collanina di riferimento per i quarantenni depressi da crisi psicoanagrafica, è andata tutta a detrimento di quello straordinario repertorio altoletterario che, in termini di mercato, dice al comune avventore di libreria che questo è un editore, non un cazzaro texano che gigioneggia con accento torinese. Al recensore di quest'immonda uscita einaudiana che è Sistemazione provvisoria del buio, il libro di poesie di Gene Gnocchi, non è sfuggito l'accento di un manager di una grande holding editoriale, il quale propose di fare uscire più titoli di poesia e che, alla domanda dell'editor sui motivi di un'operazione così fuori dal mercato, rispose che i motivi erano che si stava lavorando per un editore. Il signor Bersani, reggente pro tempore da anni della collana poetica di via Biancamano, è un omino polveroso il cui slancio vitale si risolve nella cieca determinazione di pubblicare testi di sapore minimalista, mercé l'impostazione accademica del suddetto, acquisita durante lunghe sessioni di osservazione della parrucca della professoressa Maria Corti. Nel frattempo, questo grigio funzionario editoriale ha praticamente messo il silenziatore a metà della poesia italiana contemporanea, evitando che gente come Umberto Fiori, Stefano Dal Bianco, Claudio Damiani, Mario Benedetti e Giovanni Nadiani pubblicassero i loro libri.
A conferma dell'imbarazzante gestione della collana poetica di cui sopra, Bersani ha deciso di includervi, accanto a Pavese Fortini Caproni Sereni Hölderlin Bonnefoy Ponge e Benn, il libro di versi privati a opera del comico Gene Gnocchi, autore - ci informa il Corriere della Sera, in un'improbabile leccata di culo a cura di Paolo Di Stefano - di autentiche folgorazioni che resteranno nella tradizione italiana. Dopo avere sottolineato che "non mi sono mai detto: devo stare lontano dalla tv perché mi inquina o mi disturba. Non è un problema mio: Wallace Stevens era un agente assicurativo, eppure ha scritto poesie bellissime" (che Iddio lo fulmini... "poesie bellissime"!), ecco quali esempi ci forniscono Gnocchi, Di Stefano e Bersani: "il fatto è che cose anche impreviste, / come la notte, / accadono" oppure "sapendo di morire, avvisò / i parenti di Foggia di non venire".
Ve lo giuriamo: pagheranno caro, pagheranno tutto.
Gene Gnocchi, Sistemazione provvisoria del buio, Einaudi, 18.000 lire
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