Poco tempo fa, alla corte di una delle più importanti eminenze grigie dell'editoria italiana, veniva introdotta la questione Celati. Alle domande dei supplici intorno a Cinema naturale dell'autore delle Finzioni occidentali, il guru della narrativa italiana asseriva che si tratta di grandissimi racconti di quarant'anni fa. Nel cinico aforisma del notabile sta tutta la verità su questo libro postumo, bellissimo perché struggente, ma di uno struggimento un po' blasé, di un passatismo che fa tenerezza e rabbia: perché non è più possibile scrivere in questo modo e perché ci ricordiamo il mondo in cui era possibile farlo.
Di cosa si tratta in Cinema naturale? E' lo stesso Celati a dirlo: "Questi sono racconti scritti nell’arco di vent’anni, poi riscritti a lungo per tenermi occupato e vedere cosa succede. Perché scrivendo o leggendo dei racconti si vedono paesaggi, si vedono figure, si sentono voci: è un cinema naturale della mente, e dopo non c’è neanche più bisogno di andare a vedere i film di Hollywood. Sono racconti di studenti e di girovaghi, di qualcuno che vuole diventare santo nel deserto e qualcun altro che si perde correndo dietro alle voci, d’un ragazzo che corteggiava sua mamma e d’un mendicante che diceva di aver parlato con Dio. Poi c’è la storia della prima volta che sono sbarcato in America, la storia di una celebre modella, e infine il racconto di Cevenini e Ridolfi che si perdono in Africa". Tutto verissimo, con l'aggiunta di quella patina di rosolio che impedisce al libro di diventare un capolavoro che resiste al tempo: appena nato è già vecchio. Il che non toglie che sia un grande libro, a tutti gli effetti.
Un'ultima nota di servizio. Sul sito Feltrinelli è disponibile un racconto tratto dalla raccolta di Celati. Fatevene un'idea.
Gianni Celati, Cinema naturale, Feltrinelli, 30.000 lire
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