Quando la spy story viveva i suoi tempi d'oro, Graham Greene ne era il grande sacerdote, l'apologeta definitivo, l'iniziazione al "nero" fatta persona e scrittore. La parabola creativa di questo personaggio controverso contempla tutto e il contrario di tutto; Greene diviene il terzo uomo di se stesso assai presto e sviluppa un'indefinita profilerazione di identità: spia e reazionario al tempo stesso, conservatore e dandy, moralista e marito infedele, viaggiatore snob e reporter di guerra.
A dieci anni dalla morte, i Meridiani completano la pubblicazione delle opere scelte di questo genio britannico, che era nato il 2 ottobre 1904 a Berkhamsted, nello Hertfordshire, e dopo una vita sontuosa ci aveva lasciato nel '91. La seconda tornata di romanzi che i Meridiani editano è direttamente la storia stessa del giallo spionistico e del thriller anni Sessanta: Il nostro agente all'Avana, I commedianti, In viaggio con la zia, Il console onorario, Il fattore umano - la produzione di Greene a partire dal 1956 viene riprodotta in nuove e brillanti traduzioni, che distanziano la raccolta dei Meridiani dalle versioni degli Oscar (ormai francamente parecchio datate).
Dall'avventura dell'agente habanero Wormold, all'entrata durissima su Papa Doc Duvalier con I commedianti, fino a sfiorare il caso Philby nascondendolo sotto le mentite spoglie di Maurice Castle ne Il fattore umano: l'universo di Greene è nero, vorace e disinibito, clamorosamente cinico, rotante intorno ai gelidi nuclei della Guerra Fredda - segna, in poche parole, la storia stessa del giallo e della spy-story, la sua irresistibile ascesa verso il riconoscimento della letteratura "alta", che dopo Greene si appoggerà sempre più sui cliché di "genere".
Un Meridiano imperdibile e curatissimo, anche negli apparati che illustrano la complessa vicenda che unisce Greene alla storia del cinema: personaggio ruvido e scomodo, Greene ebbe a più riprese scontri con i registi che dedussero dalle sue opere versioni cinematografiche (una per tutte, quella raffinatissima del Terzo uomo di Reed), di cui testimonia la raccolta di inediti curata da Paolo Bertinetti.