Il filosofo e psicoanalista sloveno Slavoj Zizek è uno dei saggisti più illuminanti e brillanti oggi in circolazione. Dotato di una scrittura preziosa e proliferante, Zizek è capace di indagare, senza mai tediare il lettore, con una strumentazione sofisticata, la realtà che ci circonda. Zizek costruisce i suoi testi intrecciando una molteplicità di piani discorsivi; salta con leggerezza dall'antropologia del Tamagotchi per finire sulla critica dell'ideologia del Comunismo e della Globalizzazione. Un testo filosofico che mette in collegamento differenti forme di esperienza, ma appunto per questo coglie efficacemente nel segno le stratificazioni complesse della Civiltà. Zizek ha un punto di vista originale e spregiudicato. Il suo ultimo libro, pubblicato presso Cortina col titolo Il godimento come fattore politico, mette in campo la teoria lacaniana, per cui il desiderio è sempre il desiderio dell'Altro, per comprendere fenomeni come la guerra nei Balcani e l'emergere del Cyberspace. Qual è il collegamento tra questi livelli eterogenei di analisi? Lo sguardo trasversale di Zizek mette a fuoco come il funzionamento della soggettività dipenda sempre dalla sua appartenenza a un campo. Nel quale la presenza elusiva ed enigmatica dell'Altro entra, di diritto, nella costituzione della nostra identità. Il soggetto è parte di un struttura relazionale, un insieme pratico e materiale, nel quale deve prendere sempre posizione rispetto all'Altro. Ma se è l'Altro a costituire il soggetto, a ordinargli ciò che deve essere, la presenza sfuggente dell'Altro precede sempre ogni identità. L'ideologia sovverte questo ordinamento del reale. La rappresentazione mistificata costruisce il miraggio di una identità soggettiva, autonoma e indipendente dall'Altro. Ma è appunto la presenza dell'Altro, la sua insistenza nel reale, la sua produzione fantasmatica, ad essere interrogata, con esiti suggestivi, da Zizek. Da leggere assolutamente.