Siccome si pensa che la poesia italiana contemporanea esista in forme eclatanti e debordanti, Franco Loi e Davide Rondoni hanno pensato che questo oceano fibrillante di rivelazioni metriche e orfiche andava se non altro fotografato. Non solo: Loi e Rondoni hanno pensato che la fotografia dovevano scattarla loro. Ognuno ha gli amici che si sceglie e che si merita: Franco Loi ha un amico che si chiama Marcello Dell'Utri e Davide Rondoni ha un amico che si chiama Roberto Formigoni. Cavoli loro, si dirà; però è certo che lo scrivente storce il naso di fronte a una curatela Loi-Rondoni, anche e soprattutto per queste aderenze che - se non nel caso di Franco Loi - hanno contato e contano parecchio nel caso di Davide Rondoni.
Dunque questa coppia anagraficamente assortita, poeticamente disarmonica, teoreticamente impreparata, incomincia a edificare una sorta di call center per chiedere poesie a destra e manca, per domandare versi a nord e a sud, con una tesi pregiudiziale che sostiene che la poesia italiana sono in realtà due poesie: quella in lingua italiana e quella dialettale. Smaliziando a destra e manca, sgomitando nella grande compagnia poetica nazionale un po' per farsi largo un po' per ammiccare, i due danno di gomito sul seio e producono un librone che costituisce la pietra dello scandalo dell'attuale situazione intellettuale italiana: Il pensiero dominante (che è l'assenza di qualunque pensiero, tantomeno dominante), che antologizza dal 1970 al 2000, è un mostro ben rappresentativo di consorterie e regimi allo stato germinale, un'operazione ciecamente barbina e levantina che esclude certi poeti per includere certi sconosciuti che poeti non sono (questi ultimi sono una massa cabarettistica, i cui versi letti ad alta voce lasciano incerti se sfrenarsi nel riso o nel pianto). Il pensiero dominante non è un'antologia: è una forma di autorappresentazione vergognosa, che ricade per responsabilità non soltanto su Loi e Rondoni (le cui colpe andiamo a elencare qui sotto) ma soprattutto sugli editor Garzanti, che hanno permesso una scellerata produzione di un rosario di perle marcite e false, un autoscatto da conventicola di ubriachi pericolosi, che contano ora su poteri istituzionali (e sui fondi che inevitabilmente pioveranno) per cercare (vanamente, come insegna la storia della letteratura) di dare rappresentazione a un presente che già di per sé è miserabile, ma che rappresentato così è ancor più tetro e bollito.
Le colpe di Loi e Rondoni, quindi. Partiamo dai due personaggi. Franco Loi è uno dei maggiori poeti italiani e a fare il poeta dovrebbe limitarsi. I versi, come ammette egli stesso con aria vagamente spiritualista che sa di steineriano o di massonico, gli arrivano per un channelling che una volta si chiamava ispirazione. Le poesie e i poemi di Loi, in effetti, sono bellissimi. Solo che da quando è stato riconosciuto come grande poeta, Loi non ha smesso un attimo di intervenire criticamente in pubblico e sui giornali, di esporre pareri degni del regno di Hellzapoppin, di sentenziare su poeti misconosciuti a ragione e di stroncare poeti riconosciuti altrettanto a ragione. Scrive male, in italiano, Franco Loi: ma allo scellerato Centro Culturale Milano di via Zebedia, gestito da una certa area cattolica, bisognava sborsare parecchi dobloni per seguire alcune lezioni il cui carattere è risultato parossistico, una sorta di esibizione alla Groucho Marx della letteratura.
Veniamo a Davide Rondoni. Giovane e rampante poeta e intellettuale legato a Comunione & Liberazione, si muove da tempo come un'edera assassina, per conquistare spazio e risorse e visibilità. Va detto che in questo è ben più bravo di quanto lo sia a scrivere versi, anche se molti, sensibili al fascino del potere che albagicamente si annuncia, sostengono che Rondoni è un bravo poeta e lo pubblicheranno in qualche collana prestigiosa. Líder minimo di una rivista semisconosciuta, clanDestino, sempre di una certa area cattolica, Rondoni si prodiga per procurarsi infiltrazioni politiche importanti. Facciamo un esempio: a Sergio Fois, già componente del Csm e oggi nel Consiglio di Presidenza della Corte dei Conti, viene il tarlo della poesia e decide di pubblicare i suoi versi (memorabili: "Il nostro amore è legato al filo del telefono / connesso alla bolletta della Sip"); a questo punto arriva Rondoni ed ecco che il libro del Boiardo esce per le edizioni Poeti di clanDestino. E via così, ammiccando a Doninelli e allo stato maggiore di CL.
Le colpe specifiche, di cui inopinatamente paga il fio il lettore inconsapevole del Pensiero dominante. Anzitutto un'introduzione cabarettistica di sei pagine e qualche riga, di un massimalismo rovinoso e inutilmente autogiustificatorio. Poi la scelta dei poeti. Una vasta schiera di sconosciuti abruzzesi, piemontesi, lombardi, molisani, mai sentiti prima e che mai sentiremo dopo, le cui biografie di provincia superano in ampiezza il testo poetico pubblicato. Poi le esclusioni. Non appaiono nell'antologia di Loi e Rondoni: Balestrini, Bre, Cagnone, Dal Bianco, Di Ruscio, Fo, Frabotta, Frasca, Giuliani, Greppi, Kemeny, Krumm, Lolini, Orelli, Ortesta, Pagliarani, Pecora, Pusterla, Ranchetti, Risi, Rossi, Roversi, Sanguineti, Scalise, Villa e Zeichen. Sono mancanze importanti nel momento in cui non si assume - come pavidamente hanno fatto i due curatori - un'ottica che sia una, una prospettiva che sia una, una lettura che sia una del panorama poetico contemporaneo. Dei tredici poeti nati dopo il '60, sette sono poeti di clanDestino, la rivista di Rondoni. Quanto ai testi scelti: come scrive giustamente l'iracondo Andrea Cortellessa - recensore su Poesia - "le eccezioni, cautelosissime, prevedono testi il più possibile anestetizzati di Magrelli, Majorino, Neri, Porta, Vicinelli, Viviani". E perché? Perché l'avanguardia, o la semplice sperimentazione, sono mutamente e senza ragione bandite da questa accozzaglia copertinata in verde.
Ah, dimenticavo: Andrea Zanzotto è antologizzato come poeta dialettale. E aspettatevi di peggio, col nuovo governo. Rondoni è lì in attesa, qualche briciola di potere gli cadrà per forza nella ciotola.
A cura di Franco Loi e Davide Rondoni - Il pensiero dominante (Poesia italiana 1970-2000) - Garzanti - 35.000