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  L'UOMO CHE RIDE di V. HUGO
L'UOMO CHE RIDE di V. HUGOVictor Hugo è tutto. Victor Hugo è Eschilo, è Rabelais, è Shakespeare, è Goethe, è Baudelaire, è Joyce, è Pynchon, è l'Avantpop. Victor Hugo è la totalità di ogni possibile letteratura messa in moto e fatta esplodere con atto incendiario folle e calcolato. La sua prosa non seduce: schianta. I suoi personaggi non sono figure letterarie: sono uomini in carne e ossa, e dèi. Soprattutto dèi. La sua prosa è oceanica: un oceano abissale, senza fondo. I suoi effetti risultano devastanti per tutta la storia della narrativa e della poesia: quella prima di lui e quella dopo di lui. Al suo funerale parteciparono tre milioni di francesi. I suoi leggendari esilii sono stati trasformati da questo genio assoluto in motori per accelerare l'elaborazione di fantasie che gli dovevano meritare soggiorni in carceri piranesiane. La sua saggezza è la Tradizione unica: spiritualista, occultista, alchimista, massone, Victor Hugo è Fulcanelli elevato alla Dante Alighieri, Buddha unito in mistiche nozze a Omero. Non si esce vivi da un romanzo di Victor Hugo: si esce più-che-vivi. Oggi, da questo lamentoso e languente presente, le migliori teste in circolazione stanno scoprendo che l'aborrito nonno ha la ferocia e la voracia del figliolo che vuole divorarci. Il ritorno, potente e devastante, della letteratura à la Hugo, è cosa certa nel prossimo futuro. E' lui il padre fondatore della letteratura continentale contemporanea e il suo volto va impresso sulle monete dell'Europa unita, quando saremo riusciti a sbarazzarci di questi fastidiosi tecnocrati che mettono il continente sotto l'ombrello dell'Euro.
Victor Hugo è pochissimo letto: questo è il grave peccato di cui si sono macchiati tutti, nel Novecento. La storia della letteratura - e forse la stessa Storia - sarebbe stata qualcosa di profondamente diverso se i salmi e le profezie di Hugo fossero stati consumati con l'ardore con cui è stata consumata la Bibbia nello scorso, dissennato secolo. Ma è questione di ore. Il mesmerista Hugo, che rivitalizzava le larve spirituali dei trapassati, non esiterà a ricomparirci in forma di gigantesco spettro, una sorta di padre di Amleto che ci mette di fronte alle nostre responsabilità - di lettori e di scrittori.
Il capolavoro di Hugo è L'uomo che ride: un romanzo talmente possente, labirintico, circolare, onnivoro, da nascondere al suo interno il minotauro stesso che presiede al piacere della lettura: un'entità ritmica e strategica che divora il lettore. Con Hugo non vale l'espressione "divorare un libro": è il libro di Hugo che divora il lettore. E L'uomo che ride è, se si vuole, l'apice e il coronamento di questa atavica fame di menti che Hugo ha cristallizzato nei suoi testi. Non si va oltre e non si può prescindere da L'uomo che ride: questo dovrebbe essere il comandamento di una letteratura autentica a inizio millennio.
La trama: Gwinplain, orfano deturpato nel volto secondo le tecniche di sfiguramento dei gitani per creare buffoni che divertano in spettacoli itineranti, viene abbandonato in una notte tempestosa da un convoglio marittimo su una perigliosa scogliera. Vagabondando s'imbatte nel cadavere di una donna, appena morta, che stringe a sé una bambina: la bambina è cieca. Ad accorgersene è il filosofo e alchimista Ursus, che col suo cane Homo raccoglie i due piccoli derelitti: i quali cresceranno come fratello e sorella, lui orrendamente ghignante e lei predestinata a non vedere l'uomo di cui progressivamente si innamorerà. Questo è all'incirca 1/1700 della trama: giusto l'incipit. Poiché non c'è modo di dipanare l'incredibile intrico narrativo allestito dal Gran Padre Hugo e rendere conto delle figure e dei complotti e delle agnizioni e dei colpi di scena che il vecchio genio dei Miserabili ha tessuto, ordito e complicato in questo strabiliante e scintillante romanzo, feulleton tanto quanto manuale d'alchimia, poema tanto quanto romanzo pynchoniano. Un capolavoro che è di fatto un'opera omerica della nostra contemporaneità (davanti a Hugo la vecchia querrelle della modernità e del di lei superamento perde totalmente di significato). Un libro sacro, la cui sacertà è custodita da una lingua miracolosa, stupefacente, via via ritmata e convulsa e logorroica e sintetica e folgorante, che la bravissima traduttrice Donata Feroldi ha reso in maniera miracolosa, preservandone ovunque ritmo, sintassi, lessico e segrete movenze.
Dimenticate quanto suggerito nelle polverose aule di liceo, che hanno trasmesso un'immagine di Hugo moganata e carducciana. Leggete L'uomo che ride: e poi inviate una mail di ringraziamento a Mondadori, che lo ha rieditato - e in questa eccelsa maniera - dopo tanto tempo...

Victor Hugo - L'uomo che ride - Mondadori - 17.000 lire

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  di G. Genna
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   data: 23 lug 2001 protezione contenuti: assente Aiuto  

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