La più tipica delle frodi editoriali? Spacciare un libro vecchio per un libro nuovo (non accenniamo nemmeno alla più grave delle frodi editoriali: spacciare libri brutti per libri belli). Il merito più premiato dalle case editrici? Acquisire autori con massicce backlist (cioè: libri vecchi non ancora pubblicati da noi, oppure usciti con basso profilo), farli vendere e sfruttare il repertorio consolidato di titoli precedenti. L'operazione più emblematica, che si iscrive nella storia dell'editoria attuale, è la ruminazione Piemme di Micheal Connelly, acquisito dalla più sfigata Hobby&Work, che Connelly l'aveva scoperto. Ex giornalista losangeleno di cronaca nera, Connelly è un autore formidabile, che migliora di romanzo in romanzo ed è davvero capace di allestire meccanismi di suspence coinvolgenti, pur difettando nel pretendere che quei meccanismi siano anche ciò che non sono: denunce sociali, nel pallido ricordo di ciò che fu l'hard boiled dei tempi d'oro, quello di Hammett. Nel proporre l'opera omnia di Connelly - in versione hard cover, sovrapprezzo incluso, con linea grafica unitaria -, Piemme gioca il brutto scherzetto di fare passare Ghiaccio nero, il peggior thriller firmato da Connelly, per un eccezionale e recentissimo titolo, citando in quarta di copertina giudizi critici che si riferiscono ai romanzi successivi allo stesso Ghiaccio nero.
Scollato, lentissimo, noioso, inutile, sghembo, prolisso, disastrosamente psicologistico, Ghiaccio nero sconta una colpa che non è tale: risale al '92, è una delle prove generali che ha permesso a Connelly, ma soltanto dopo, di diventare un maestro del thriller globale. Sì, è vero, chi ama Harry Bosch - il ricciuto e baffuto e solitarissimo poliziotto dedito al Nulla e all'Onore che Connelly ha elevato a icona del presente americano -, forse, ma solo forse, godrà un sacco a osservare quanto fosse imbarazzante agli esordi: più ingenuo che mai sul piano sentimentale, più Capitan America di quanto sia possibile concedere a un personaggio romanzesco, Bosch manifesta le irrequietudini e le scabrosità caratteriali che hanno fatto colpo sulla platea occidentale.
La storia, inutilissima: delitti si legano a delitti e sembrano - a volte - suicidi, intorno a un complotto colombiano-messicano-hawaiiano che mira a introdurre negli States una nuova potente droga a basso costo, il Ghiaccio Nero appunto. Ti pareva che non si mettesse di traverso proprio l'eroico detective Harry Bosch? Addirittura facendo le valigie e scendendo in Messico, con un improbabile cattivone mafioso, detto Papa, nel suo mirino. Nel frattempo, Bosch fa quello che imparerà a fare meglio nei libri successivi a Ghiaccio nero: scopa, si innamora senza speranza, litiga di brutto, fa l'irregolare, investiga a modo suo, rompe i coglioni ai colleghi. Tra le moltre chicche grottesche di questo abbozzo di Connelly: il pulotto suicida (davvero suicida?) Calexico Moore - un nome da avanspettacolo del thrilling.
Non fatevi incantare dalla mosca in copertina: allude a una coltivazione di moscerini della frutta sterili, con cui si debellano i flagelli causati da popolazioni di moscerini fertili. Bello scorcio, vero? Beh, il libro è tutto così: noioso e cazzuto.
Non compratelo, date retta a Clarence.
Micheal Connelly - Ghiaccio nero - Piemme - 17,90 euro
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