AREA EVANGELISTI NEW UPDATE - Una nuova tappa della serie "Metallo urlante": recensione di "Black Flag", l'ultima avventura di Pantera, l'Eymerich del NO FUTURE creato da Evangelisti. Intervista con l'autore, testi, analisi, hyperlink e multimedia per celebrare il re del fantasy europeo.
Un esergo impressionante apre l'esplosione della saga di Pantera e dei tempi che gli vorticano attorno. Valerio Evangelisti cita nientepopodimenoché il presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, da un discorso che il malizioso poveraccio tenne davanti al Congresso nove giorni dopo l'attacco al Pentagono e al World Trade Center. In stato confusionale, Bush jr parla di Nazismo Fascismo Totalitarismo Terrorismo, non rendendosi conto che parla di sé e dei fantasmi della storia. Non c'è modo migliore per scivolare attraverso l'imbuto con cui Evangelisti mette in osmosi, quasi medianicamente, la storia con i suoi fantasmi - che è il senso più implicito della scrittura visionaria di questo splendido Black Flag. L'incipit di questo più-che-romanzo, infatti, evoca al tempo stesso la storia umana e i suoi più inquietanti fantasmi: siamo nel cuore del crollo delle Torri Gemelle. Nemmeno il tempo di adattarsi a questo schianto di metalli, sangue, carni e minerali, ed ecco che, con un colpo di scena violento e magistrale, Evangelisti rovescia tutto: non siamo affatto nelle Torri in crollo, bensì a Panama City, sotto un bombambardamento americano. Evangelisti, in maniera emblematica, scatena il suo genio allegorico, sposta e fa collassare i piani della visione collettiva, conscia e inconscia, in una deriva del reale verso approdi ambigui, imaginifici, mappando una storiografia parallela che concerne anzitutto noi, noi umani. Black Flag è la rappresentazione più coinvolgente e diretta, in forma di allegoresi, di quanto offre il tempo declinante degli uomini, che sta irreversibilmente slittando verso un tempo di non-uomini: l'Ambiguità in perfetta figurazione, il contagio parossistico tra bene e male, la gnosi ascetica che attraversa la passione del nostro tempo in vista di una coscienza neutra e vigile, profondamente umana e profondamente divina. Che questo risultato sia cercato e realizzato con gli strumenti della letteratura non deve sorprendere, poiché Evangelisti si fotte bellamente dell'armamentario tradizionale messo a disposizione dalla letteratura stessa: niente stile, niente autosservazione narcisistica, niente domanda sulla crisi, niente paroline in punta di penna, niente timore di cazzare l'obbiettivo. Piuttosto, il carrozzone che Evangelisti imbandisce di ricette miracolose ha un vantaggio: come asserisce lo stesso scrittore, le pozioni che distribuisce funzionano come un placebo che effettivamente cura. Non importa più assolutamente la caratura della sostanza terapeutica: importa che curi. Evangelisti, non soltanto con Black Flag, ma con Black Flag più che prima, ci cura. Da cosa? Dalla passione del nostro tempo, che noi tirannicamente utilizziamo da imbecilli per valutare ogni tempo, per formulare una pregiudiziale e fossile idea sulla totalità dell'umano. L'umano, questa soglia naturale e psichica che non sempre ci appartiene, è minacciato da una sua filiazione idiota, che è ciò che Evangelisti definisce "civiltà del Metallo Urlante". La letteratura, inscenando la distruzione apotropaica del Metallo Urlante, è il mezzo magico di cui disponiamo per resistere all'aggressione che ci porta l'assolutismo del mondo. La letteratura apre lo spazio della vita, reinventando per prestidigitazione l'ansia di base che sta incrementando il suo attacco all'intera umanità. Di questa ardua strada, aperta a fin di bene, Valerio Evangelisti è uno dei pochi trapper. Non ci stancheremo mai di ringraziarlo per quest'atto di generosità e spreco d'intelligenza. Black Flag è la bandiera nera sotto cui cavalca una banda di irregolari sudisti durante la guerra di secessione americana. Insieme a loro, un sospetto uomo-lupo dai poteri raccapriccianti, una puttana irlandese segaligna e orrenda, e Pantera. Pantera è l'Eroe: medicine-man pistolero, mago messicano meticcio, asceta senza la fatica di esserlo, prigioniero che libera, indifferenza che suscita reazione, Pantera è l'autentico filo nero del racconto di Evangelisti. Un metafisico in formato Sergio Leone (a cui si aggiunga però David Fincher) che richiama due fronti temporali contrapposti. Da un lato, un futuro alla Philip Dick, così incredibile che quasi si perdono le parole nel descriverne la grandiosità d'intuizione (un'unica citazione: è un futuro in cui l'intero pianeta terrestre è sottoposto a eonici elettrochoc in forma di Lampi...). D'altro canto, un presente fumettistico, che perde di consistenza rispetto al passato e al futuro, ma che permette di disegnare la traiettoria profetica che Evangelisti ha disegnato nel suo complesso lavoro sulla struttura del libro.
Insieme a questi piani, collassanti uno sull'altro, l'autore di Eymerich affolla Black Flag di un teatro umano sconcertante per estensione e varietà: malati psichiatrici, l'Atena Nera, masse sterminate in continuo movimento, mutilati, borderline, intere etnie che incombono da fuori, addirittura una popolazione lunare, puttane, sceriffi, militari, mutanti, enti onirici e spiazzanti. Il popolo di Evangelisti è più che un'allegoria: siamo noi, ma anche oltre. Lo sguardo totale, gelido e neutrale dell'Inquisitore osserva tutto con un distacco assai prossimo a quello prefigurato da ogni Sacra Scrittura: per questo Evangelisti è grande e la sua bandiera nera è il vessillo che liberamente scegliamo per una milizia dolorosa ma necessaria e naturale.
Valerio Evangelisti, Black Flag, Einaudi Stile Libero, 8.20 euro