C'è stato un tempo in cui la cosiddetta Negro-Lit sembrava cronicamente astenica, poverissima di capolavori: il sintomo più inquietante di una drammatica situazione sociale, essenzialmente volta alla marginalizzazione della comunità di colore americana. Certo, James Baldwin troneggiava quale esempio di fulgida narrativa realmente alternativa; ma si issava su quel miscreditato trono soltanto per un beneplacito fastidioso dato alla sua opera dall'establishment bianco. Anche i nomi di Richard Wright, Ralph Ellison (quello di Invisible man) e di Claude Brown erano in qualche modo contaminati da una coappartenenza o da una formazione al mondo bianco - se non altro sul piano banalmente linguistico. Bisogna aspettare che i fuochi sessantottini tocchino il loro apice tragico e gioioso per trovarsi di fronte al gigante della narrativa di ghetto, Iceberg Slim. Al giorno d'oggi sembra il nome di un rapper. Al giorno di ieri si trattava invece dello pseudo da pappone di Robert Beck, un uomo da sei milioni di copie vendute, almeno al momento della morte, avvenuta a settantatré anni, nel 1992.
I libri di Iceberg Slim sono di assai ardua traduzione. Merito va a Giancarlo Carlotti (il traduttore scelto dalle edizioni Shake per Black Mama), che ci restituisce la fragranza eversiva dello slang da ghetto di cui l'autore di Pimp fu sdoganatore letterario. Pimp è in assoluto il capolavoro di Iceberg Slim, e ricorda da vicino l'intensità borderline che i criminali di ogni nazione trasmettono nelle loro prose sconcertanti, quando toccano alti gradi di intensità letteraria - da Genet a Bunker a Burroughs la storia è sempre la stessa. Pimp è uscito qualche tempo fa per i tipi Guanda, e non ha incontrato i favori della critica, dimostrando quanto sia casuale la costruzione di un catalogo editoriale per borghesi che amano sentirsi drop out senza rischi esistenziali. Meglio allora questo straordinario Black Mama - La vedova nera, che esce ora nei tipi Shake. Mama Black Widow fa parte, insieme allo stesso Pimp e a Trick Baby, della "trilogia del ghetto" che ha imposto Iceberg Slim, se non alla critica, alla cultura di massa americana. È la storia di della regina trans Otis Wilson, omosessuale fagocitato da una madre totalizzante e in grado di mettere in scacco la virilità di Ignazio La Russa. La famiglia Wilson, che emigra in una Chicago estesa a enorme bassofondo e a landa di spaccio, è protagonista di una vicenda che si può a ragione definire epica: una vicenda più corale preme nelle pagine accidentate e nervosissime della cronaca biografica di cui Iceberg Slim si fa interprete. Come spesso accade, chi spera in una salvezza dal basso, partendo da morali tranquillizzanti e pregiudiziali, viene deluso: la ferocia che Iceberg Slim impone al suo testo fa impallidire i cantori nostrani della bellezza detritica di periferie contaminate dalla lotta per la sopravvivenza. Il povero, il marginale, la vittima del Sistema esprimono una durezza mai accidentale, che non ha nulla di estetico, se non per gli amanti delle tarantinate. La compassione che si sprigiona dentro il ghetto - e non fuori della pagina - raggiunge d'altra parte vertici di commozione e tenerezza che pertengono a una realtà effettiva, e non al sogno idiota e globalista di quella realtà.
Crudo, violento, machista fino all'ossesso, eppure sempre lucido e spietato nell'analisi, Iceberg Slim emerge quale cavallo di razza nella storia dell'utopica costruzione del Grande Romanzo Americano. Leggetevi prima questa chicca delle Shake, poi fatevi un'immersione nella prosa furbetta di Franzen: un imperativo categorico vi coglierà, trasformandosi all'istante in imperativo estetico - e costringendovi ad abbandonare l'ultimo finto capolavoro del wasp assediato dalle nevrosi...
Iceberg Slim - Black Mama. La vedova nera - Shake - 14,00 euro