Finalmente qualcuno, qui in Italia, si è svegliato e ha deciso di pubblicare Iain Banks anche da noi. E' un po' sconcertante che, a fronte di una produzione sterminata di titoli, finora nessuno si fosse accorto che uno dei migliori romanzieri al mondo, capace di straordinarie evoluzioni narrative anche nell'àmbito della fantascienza, rischiava di passare come un perfetto sconosciuto nel Paese delle accademie letterarie e delle cricche intelligenti.
Come accade sempre più spesso di recente, è Guanda a cogliere al volo l'occasione e a uscire con un romanzo che, a dirla tutta, non è tra i più convincenti di Banks. Il che è un'abitudine piuttosto diffusa e, al tempo stesso assurda. Per citare un esempio significativo, Tropea esce con il libro più brutto di Jonathan Lethem, Oggetto amoroso non identificato: plauso alla pubblicazione di un narratore tra i più geniali d'oggi, e pollice verso per la scelta infelice del titolo.
Quanto a Banks, Canto di pietra è un'allegoria cupa e goticissima, dominata dall'affascinante figura, dispotica e misteriosa, di un tiranno che è una tiranna, narrata da Abel e Morgan, una coppia di ex aristocratici sottoposti al dominio di questo androgine regale dopo un'invasione cruenta nei territori di loro proprietà. Le scoperte e i colpi di scena sono letteralmente inesauribili, e lasciano il fiato sospeso fino all'ultima, decisiva rivelazione. Fa rabbrividire, ed è da consigliare a chi ama Lovecraft, Dick e/o Borges.
Un'avvertenza: se Banks vi prenderà, non resisterete ai ritmi da lumaca dell'editoria italiana, e andrete in qualcuno dei migliaia di siti esteri che ne offrono, debitamente scontate, le edizioni originali...