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  CUORI E DENARI di GIORGIO RUFFOLO

ruffolo Avete presente quei tavoli da bar dove vecchietti sapidi giocano a carte facendo finta di incazzarsi e divertendosi moltissimo? Fra un po' non esisteranno più. E, se non esisteranno più, la colpa sarà anche di Giorgio Ruffolo che, ironia della sorte, utilizza i semi delle carte per descrivere, con arguta metafora, il rapporto degli economisti con la storia e dei potenti con il grano che, quotidianamente e planetariamente, sottraggono a un mondo affamato che agonizza sotto il giogo insensibile e insensato della globalizzazione.
Ve lo ricordate, Ruffolo? Era un amico di Craxi ed è un amico di Giuliano Amato. Come Ciampi e Dini, conserva, insieme alla sua aria di sereno vecchione dallo sguardo sapienziale, un'aura inquietante, qualcosa di artificiale e inorganico, come se avvicinandosi di persona a lui si entrasse in una sala ospedaliera dove si praticano gli aborti. Niente paura: è il tratto distintivo dei tecnocrati, degli inviati del Fondo Monetario Internazionale, di quelli che, come George Soros, fanno la beneficienza per scaricare le tasse. Al pari di Amato, Giorgio Ruffolo è un esemplare di questa spaventosa categoria antropologica, che di antropologico non ha più nulla. Insieme a lui, altri svettano nella memoria delle dolci denunce di un tempo che fu, quando erano questi buffoni di un re giammai nudo a urlare scompostamente che ci voleva il governo dei tecnici, che bisognava svalutare, che bisognava speculare. Urlavano anche contro il riallineamento monetario, che avrebbe spezzato le reni alla globalizzazione. Urlavano contro la classe politica corrotta, loro che politici dicevano di non essere quando, per dirigere un Ministero per l'Ambiente o l'Iri, invece, bisognava avere contatti politici a livelli sacrali (e bisogna tuttora averli).
E infine, quando il potere non c'è più, e rimane solo il grano, ecco he ci si dà all'umanismo, ecco che si medita su un Dio finale e vagamente massonico, come fa un altro brillante esponente di questa genìa, Eugenio Scalfari. Ruffolo invece medita sulle grandi figure che hanno fatto la storia dell'economia, legge il passato attraverso il presente. Bella prova. Prova, peraltro, prevista con largo anticipo da uno degli oppositori di queste scimmie dell'uomo, l'ex democristiano e attuale Opus Dei Ettore Bernabei. Il suo Uomo di fiducia è una lettura ben più istruttiva di questo Cuori e denari di Ruffolo.

Giorgio Ruffolo, Cuori e denari, Einaudi, 34.000 lire

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