Ecco uno scrittore che fa divertire, che è autore di pagine memorabili, che segna la memoria dei lettori indelebilmente. Non è grande letteratura? Sì, è vero, ma chi se ne frega? Cosa si chiede alla letteratura se non sospensione del giudizio o violento partito preso, suspence e divertimento sano, non complesso o strutturato secondo le intenzioni di narratori che altro non fanno se non guardarsi l'ombelico tutto il giorno?
Scòzzari, per l'appunto, con L'isterico a metano, imbastisce una vicenda assurda e paradossale, ma plausibilissima, dove vengono inchiodate a una ruvida croce tutte le nevrosi e le ipocrisie del consumismo italiota. O meglio: bolognese ed emiliano. E' proprio in Emilia, tra "Shasshuolo" e "Bulàgna", nella fervida pianura crassa e grassa, che Scòzzari ambienta le vicende del suo antieroe, il politicamente scorrettissimo Vanes, tutto Ferrari e mortadella, tortellini e piastrelle. Una famiglia che sembra l'ipostatizzazione di ciò che un italiano medio rifugge e poi realizza, una carenza di sesso endemica, l'uscita ingloriosa dal sistema scolastico: ecco le basi dell'educazione alla vita del giovane Vanes. Il quale, sebbene di spirituale non abbia nemmeno un alito in corpo (e, se ce l'avesse, puzzerebbe), si fa la sua brava esperienza alternativa indiana, conducendo al tempo stesso una sordida e marginalissima esistenza tra i consigli materialoni del Grande Amico e il bagnasciuga della Riviera (una nuova corsa all'oro in versione romagnola, dove le pepite hanno la consistenza delle tette al vento per abbronzarsi integrale e le acque gelide del Klondike guadagnano la fluida densità delle creme Bilboa). L'agnizione tarda ad arrivare ma arriva: e Vanes prenderà i profili, per niente sgargianti e ben più opachi, degli eroi della Marvel. Un Superman dell'autenticità vaffancula, un Vendicatore senza maschera che rutta l'astio bilioso in faccia a un popolo che consuma ricicla tritura mastica ingloba ed espelle.
La discesa agli inferi di Scòzzari è una delle più divertenti operazioni letterarie di questi anni. Attenzione, però: sempre di discesa agli inferi si tratta.