E' a dire poco ovvio che non abbiamo nulla, ma proprio nulla da dire né sull'indecente vicenda che ha portato alla strage del Vajont né sull'opera di teatro civile che ha portato Paolini alla rappresentazione del suo spettacolo su Raidue. Invece ce l'abbiamo direttamente con Paolini e con Einaudi, che sulla storia del Vajont hanno deciso di speculare sulla buona fede di chi ha seguito lo spettacolo e si è indignato per la concatenazione di incredibili incurie e sottovalutazioni che determinarono l'eccidio. Lo spettacolo di Paolini è stato un evento strillato ai quattro venti per la buona audience ottenuta. Carlo Freccero ne fece una bandiera della tv di qualità, prima di riprovarci con Baricco, ottenendo esiti disastrosi.
Per carità: Paolini è bravo e ha avuto il merito di martellare per anni sul Vajont, prima che qualcuno lo ascoltasse. Però, da allora, Paolini interviene su tutti e su tutto, un po' come fa Camilleri e come fecero De Crescenzo e Bevilacqua. E adesso arriva anche la videocassetta con la registrazione dello spettacolo. Hanno fabbricato un altro cattivo maestro: ecco cosa viene da pensare quando si vede Paolini dare aria alla bocca mentre parla, indifferentemente, del comunismo o di Zanzotto. Torni piuttosto a lavorare al suo teatro: le ultime prove erano drammatiche anche non avendo nulla a che vedere col dramma in senso teatrale.
Marco Paolini, Vajont 9 ottobre '63, Einaudi, 32.000 lire
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