Un caso più giudiziario che editoriale, e più editoriale che letterario è questo Albergo dei poveri del genio marocchino - ma vive da anni a Parigi - Tahar Ben Jelloun, uno dei maggiori scrittori contemporanei, narratore saggista e poeta, autore del memorabile poema Le Ceneri, edito presso Einaudi nel '91, uno degli esiti poetici maggiori di questo ventennio. Il caso giudiziario-editoriale è presto spiegato: Pironti ottiene la firma di un contratto da Jelloun, che poi però dà il libro ad Einaudi, perché, come al solito, i grandi scrittori sono uomini piccoli piccoli. Tra l'altro va osservato che la reazione di Jelloun, pubblicata a mezzo stampa, è risultata talmente sopra le righe da fare seriamente dubitare circa lo statuto libertario e antirazzista del personaggio. Comunque, TBJ conferma le sue doti di grande scrittore: su questo non ci piove.
Il romanzo è ambientato a Napoli, città che un insegnante marocchino viene incaricato di ritrarre in un libro che diviene il caleidoscopio letterario in grado di riflettere non soltanto un popolo e una metropoli del marginale quale è Napoli, ma la vita stessa dell'autore, afflitto da una routine noiosa e ammorbato da un matrimonio senza amore. Le rivelazioni concesse dalla Vecchia, una barbona che vive nel ventre di Napoli, tra cunicoli puzzolenti, topi e senzacasa pittoreschi, sarà per l'insegnante marocchino il passo decisivo verso un'iniziazione altrettanto decisiva: quella alla Vita.
Tahar Ben Jelloun, L'Albergo dei Poveri, Einaudi, 26.000 lire
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