Ma che cos'è preso a Thomas Pynchon, che è un genio assoluto? Si è letteralmente innamorato di questo Bestie di Magnus Mills, un allucinante romanzo per ridere che, però, con la letteratura ha ben poco a che vedere, anche se lo pubblica Guanda e una delle leggende metropolitane attualmente più in voga dice che Guanda pubblica alta letteratura.
Se non si trattasse di una scheda scritta nero su bianco nelle alette del libro, si potrebbe pensare a una parodia di Clarence o a una trama firmata da uno dei nostri autori immaginari. Leggere per non credere: "Uno strano trio di pericolosi manovali si aggira per la Scozia. Sono Tam e Richie, una coppia di litigiosi subumani che rivelano un qualche guizzo d’ingegno solo quando si tratta di infilarsi nel più vicino pub a bere fiumi di birra; e il loro improbabile caposquadra, animato dalle migliori intenzioni ma lentamente risucchiato dalla bestialità dei compagni, irresistibili scansafatiche. Sulla carta, dovrebbero provvedere per conto di un’onorata ditta alla recinzione di terreni da pascolo, ma una squinternata inettitudine li porta immancabilmente a combinare guai. Al loro primo incarico ammazzano per sbaglio il committente e non trovano di meglio che seppellirlo sotto un paletto. Da qui in poi il loro cammino è segnato. A seguito di altre morti, altre grottesche sepolture saranno officiate in Inghilterra, dove il trio viene spedito in missione a bordo della preistorica roulotte della ditta".
Che cos'è? Un'imitazione fallita di un prologo pynchoniano? Perché, davvero, Pynchon ci racconta cose simili in tre pagine, aggiungendo però vertigini metafisiche impressionanti. Che, nel libro di Mills, non ci sono.
Magnus Mills, Bestie, Guanda, 24.000 lire
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