Nessuno che sia sano di mente si sogna di stroncare Schnitzler. Ciò che sogniamo, invece, è di stroncare l'affaire-Doppio sogno, quell'irresistibile ascesa di un titolo trainato da un film di Stanley Kubrick. Ma perché fingersi degli editori snob e raffinati, come fanno con puntigliosa dovizia Calasso e la Jaeggy, quando poi i maggiori successi degli ultimi anni non derivano dalla letteratura alta che si pubblica, bensì da "casi" montati dai media o montati sopra i media, o da operazioni furbine furbine come quella di pubblicare un Harmony con la copertina elegante di Adelphi (è il caso della Schine)?
Non si può nemmeno dire che simili trovate aiutino a comprendere di che pasta è fatta la buona letteratura, se il giudizio estetico trionfante che fuoriesce dalla lettura di Doppio sogno, alla fine, è che effettivamente ci si vedeva tutti tranne Tom Cruise nel ruolo del dottorino in crisi. Il successo di questo libro, tuttavia (e ciò va a merito più di Foa che di Calasso), sta tutto nel catalogo Adelphi, un concetto di base dell'editoria di cui chiunque, oggi, sembra essersi scordato.
Leggetevi il libro e pensateci un po' su. Alla fine, se siete intelligenti, odierete il film di Kubrick e sarete pronti a lapidre gli adelphiani. In cambio, adorerete i mitteleuropei: che non è poco.
Arthur Schnitzler, Doppio sogno, Adelphi, 12.000 lire
COSTRUISCI CLARENCE...
Se vuoi segnalarci un sito, gestire una rubrica o inviarci un suggerimento clicca qui.