Non so se avete notato, nel caso vi sia capitato in mano un Corriere della Sera, che la celeberrima terza pagina, da un po' di tempo a questa parte, è introdotta dai versi ridicoli di poeti sconosciuti. E' lo specchio fedele della poesia italiana contemporanea, un palcoscenico su cui chiunque può salire e dire quel che gli pare, non avendo la minima nozione di che cosa sia la poesia in sé, né tantomeno dell'esistenza di una tradizione poetica. Salgono alla ribalta (una ribalta che, probabilmente, nessuno nota nemmeno, perché il quadrottino del Corriere sembra una pubblicità di un prodotto demenziale) emeriti anonimi con il vizio dell'andare a capo, della rima cretina, dell'ossimoro praticato senza nemmeno sapere di che si tratta.
Vittorio Sermonti, eminente volgarizzatore di Dante Alighieri, raggiunta la venerabile età che ha raggiunto, deve avere perso completamente il senno, e ha raccolto scherzi e battute in rima e forma chiusa, invadendo il Corriere per giorni e giorni con questi haiku malmessi e un po' stupidotti, dietro i quali si percepisce l'onesto sorriso di chi è molto contento di se stesso.
Con Ho bevuto e visto il ragno, Sermonti ci dimostra che ha bevuto per davvero. Col fatto che il libro è pubblicato da il Saggiatore, invece, Sermonti ci dimostra che quel che si è bevuto è il cervello di un editore.
Vittorio Sermonti, Ho bevuto e visto il ragno, il Saggiatore, 22.000 lire
COSTRUISCI CLARENCE...
Se vuoi segnalarci un sito, gestire una rubrica o inviarci un suggerimento clicca qui.