Se hanno fatto Dario Fo premio Nobel per la Letteratura, perché non insignire la Altea della Legion d'Onore? Perché non darle la laurea ad honorem a Bologna? Perché non farla entrare nella storia degli Studios? Oppure farne una testimonial per dentifrici? Ecco perché: perché Rosemary Altea si incazzerebbe tantissimo, parlerebbe coi suoi amici morti, e di notte, mentre dormiamo, una torma di spettri di capi indiani e di cowboy strabici verrebbe a tirarci i piedi. Brrrrr, che paura!, devono avere pensato le decine di migliaia di italiani (e di italiane, sospettiamo) che hanno ascoltato la Altea parlare coi morti durante tutte le trasmissioni in cui si è presentata, sorridente, sempre accanto a Costanzo, che è morto anche lui e parla moltissimo: il tutto, ovviamente, per metafora, come nostro stile...
La Altea vede e guida le nostre anime-guida, ci strabilia con sussurri veraci ai nostri animali interiori, spiazza le scienze esatte e le travolge con la potenza di un carrarmato (a cui, peraltro, somiglia). Chiacchiera amabilmente della sua vita, degna di una sequenza del Sesto senso, e ci rassicura dicendo che in noi, in fondo in fondo, oltre all'aura c'è una forza. Sì, Rose: quella di mandarti nei campi di patate...
La Altea è il peggio della New Age, il peggio della cultura di massa di sapore pseudo-spirituale, e noi, ai suoi dialoghi coi fantasmi, preferiamo in ogni caso le performance spiritiche di Romano Prodi ai tempi del rapimento Moro.
Rosemary Altea, La forza che è in te, Sperling & Kupfer, 28.500 lire (ehi! questo sì che è marketing! 28.500 lire, non 29.000!)
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