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  MONEY di MARTIN AMIS

amis Era ora. Money è probabilmente il migliore tra i testi di uno dei più sopravvalutati autori del cosmo narrativo contemporaneo, Martin Amis. Figlio di papà, coltissimo, introdotto precocemente negli ambienti che contano, Amis ha sfruttato per bene la fama di scrittore nero e introverso che le foto - tutte d'autore - ritraggono sui magazine culturali americani e inglesi, dove appare con indefettibile puntualità. Da noi, Einaudi ha fatto la sua fortuna e lui ha fatto, per un po', la fortuna di Einaudi: se non quella commerciale, almeno quella editoriale, mantenendo alto il vessillo della casa editrice che sa qual è un buon autore e quale, invece, è una mozzarella. Normalmente, la prosa di Amis avrebbe suscitato la reazione di chi si trova davanti a una mozzarella e vorrebbe gustarsi un tacchino arrosto: la sua scrittura è bianchiccia, insapore e falso-tormentata, e i problemi di cui tratta sono una versione annacquata e postmoderna degli universali kantiani. Però, detto questo, dato a Martin quel che è di Martin, bisogna ammettere che Money è un gran libro, sospeso nell'inquietudine, tutta contemporanea, di una forma recente di non saper vivere, di una riedizione debolista dell'inetto novecentesco.
Un errore, e clamoroso, Amis lo fa anche in Money. Il protagonista, infatti, lo chiama con un nome assurdo e gravido di conseguenze: John Self, cioè "Giovanni Se Stesso", impostando la vicenda esistenziale del personaggio in una chiave filosofica che non regge. Self è un regista pubblicitario che intraprende l'opera prima: un lungometraggio intitolato Money. La New York che emerge dagli scorci e dalle sbirciate oblique trapelanti dalla narrazione principale è, a ben vedere, il grande pregio di questo romanzo: una sberluccicante metropoli imbastita sulle fondamenta dell'ipocrisia e dell'appariscenza, sotto le quali vortica un vuoto pneumatico, cioè spirituale, vertiginoso, destinato a esplodere, nella sua annichilente potenza, nel decennio successivo. Money, infatti, è del 1986, e fa impressione vedere oggi, con lo sguardo acuto di chi era davvero immerso in quell'amnio carcinomatoso, le cazzate normative ed esistenziali che si spacciavano per corollari esistenziali in quei fetidi anni. E questi anni, dopotutto, non sono ancora più fetidi? Forse. Certo, il fatto che Money esca improvvidamente con più di due lustri di ritardo depone a favore della tesi del calo dell'intelligenza collettiva, e anche editoriale.

Martin Amis, Money, Einaudi, 30.000 lire

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