Vi ricordate le poesie di Mondadori? Vi ricordate i ricordi di Bompiani? Vi ricordate le incredibili variazioni stilistiche di Einaudi? No? Fate bene: sarebbe memoria cognitiva occupata da una falsa percezione di cos'è la letteratura. La letteratura è una cosa, cari editori, fatta da persone spesso arroganti e saccenti che si chiamano scrittori, i quali a vostre spese guadagnano fama e gloria e grano. E' dura fare l'editore, vero? Si spende un sacco e si può andare ai party, si può vivere nel centro di Milano o di Roma facendo da attacapanni a Heaney o Grass, si può trascorrere invano la propria esistenza pensando di incidere sulla vita della propria nazione e poi, un attimo prima di lasciare questa landa di lacrime e dolore, accorgersi che tutt'al più si è divenuti un marchio, un vuoto nome: niente più. Allora, che fare per passare in qualche modo alla Storia (perché tutti vogliono passare alla Storia, vero? Soprattutto se si è laici e incantevolmente disincantati...)? Ma si scrive un libro!
Così, ecco la vicenda commovente, profondamente umana, strapazzata sulle pagine di seimila quotidiani prezzolati a dovere, che è toccata in sorte a Carlo Feltrinelli. Il quale, a nostro parere, è sinceramente l'unico vero editore di quest'Italia martoriata da ideologie bislacche post-tutto. E che, sempre a nostro parere, non dovrebbe fare quello che si commuove, e dovrebbe tenersi per sé l'assurdo anti-Edipo che una madre come Inge Feltrinelli stamperebbe addosso a chiunque di noi. Dovrebbe, cioè, stare dietro le quinte e fare quello che sa fare meglio di tutti: l'editore. (Ehi! Su con la vita, Carlo! Non importa che tu non sia un grande scrittore! Il tuo libro ha venduto comunque bene...)
Carlo Feltrinelli, Senior Service, Feltrinelli, 30.000 lire (ehi! questo sì che è marketing! 30.000 lire giuste giuste, non una di più!)
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