Primo: City è un libro furbo. Secondo: City è un libro di Baricco. Queste due constatazioni sono complementari, poiché Baricco è un ragazzo sveglio, che sa scrivere e sa anche benissimo di cosa scrivere.
C'è che Baricco è sbarcato in America, con Ocean Sea, raccogliendo un ottimo successo. E l'avvicinamento all'America, uno dei miti creativi di Baricco, ha giovato e portato danni alla letteratura dell'affabulante direttore della Scuola Holden. I vantaggi: Baricco è uno dei pochi scrittori italiani che sono in grado di scrivere un bestseller esportabile, e l'avvicinamento alla tradizione degli storyteller d'Oltreoceano non può che esaltare e affinare questa dote. Gli svantaggi: Baricco è furbo, sa cosa piace al pubblico e perciò rischia di creare romanzi piacioni. Come, in fin dei conti, è questo City, storia rocambolesca di storie rocambolesche, con un mix irresistibile (qualunque significato si voglia dare all'aggettivo) di luoghi celebri (e comuni) della letteratura americana, dal western secondo McCarthy agli interni stile Fitzgerald, dai personaggi bizzarri o deformi alla Faulkner ai vitalismi hemingwayani.
L'organizzazione di una città che non esiste, dove letteratura e topografia coincidono, è una trovata che meriterebbe approfondimento serio, e che forse è destinata a far compiere a Baricco il salto stilistico e strutturale che la critica si attende da lui. Nel frattempo, vende, e forse farà un film anche di questo titolo.
Alessandro Baricco, City, 28.000 lire
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