Che James Ellroy sia un grande scrittore dei nostri tempi, è una verità consolidata. American Tabloid, la prima parte della trilogia America Underground, è epica allo stato puro, una ricognizione narrativa e storica nell'inconscio collettivo dell'Impero che sta rendendosi conto di essere l'Impero. La quadrilogia sulla polizia di L.A. ha rivoluzionato il genere hard boiled. La confessione, traumatica e scientifica, de I miei luoghi oscuri è formidabile, tragica e commovente.
Allora perché uscire con questi racconti? Tra cui, peraltro, c'è una versione in riassunto de I miei luoghi oscuri? E, oltretutto, uno dei pezzi forti, l'epopea di Dick Contino, era già stato pubblicato negli Oscar? Mah, vallo a capire. La scrittura è sempre di altissimo livello, nevrotica e aggressiva, e stende al tappeto qualunque equivalente italiano (su Sette hanno fatto un confronto Ellroy-Ammaniti, e l'ex-pulp ne è uscito pesto: lui con il suo libro migliore, Ellroy con il suo peggiore, ma il risultato è imbarazzante e tutto a favore del maestro americano).
Converrà rassegnarsi, mettersi seduti, evitare di leggere questi racconti e attendere la seconda puntata di America Underground: pare che sia imminente.
James Ellroy, Corpi da Reato, Bompiani, 29.000 lire
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