David Foster Wallace è una delle voci più sorprendenti e sicure nel panorama letterario odierno, e non soltanto negli States. Con il suo Infinite Jest (che uscirà prossimamente per Fandango) si è imposto all'attenzione della critica letteraria, per la capacità inventiva, la miscela di tecniche stilistiche, la profondità di ciò che è in grado di dire. Una cosa divertente che non farò mai più è la prima parte di una lunga raccolta di racconti (è già uscita, in traduzione la seconda, sempre edita per i tipi minimum fax), di cui costituisce il capitolo più significativo. Avrebbe meritato di essere pubblicata, anche in originale, come libro a se stante, per la particolare struttura e l'impatto narrativo di cui è capace.
Qualche anno fa il prode Foster Wallace viene invitato a stendere un reportage per una prestigiosa rivista americana. Il reportage è di tipo parecchio bizzarro: DFW viene inviato a bordo di una nave crociera, e scarrozzato a fare l'osservatore speciale di una puntata di turismo di massa. Nessuno si aspettava che il giovane, lisergicissimo scrittore avrebbe estratto, dall'allucinante esperienza di cui è stato testimone, un simile capolavoro.
C'è tutto, in questo libro. Non tanto la critica, quanto lo sgomento di fronte alla società di massa, mentre, nella migliore tradizione letteraria e iconografica, la nave diviene una straordinaria allegoria politica, economica, sociale. I luoghi sono nonluoghi, le persone sono frenetici obiettivi mediali puntati sull'ovunque, rapidi consumatori di giornate alienanti a bordo di un colossale pese dei balocchi semovente, dove le regole sono precisamente improntate a un futuro fabiano, di socialismo aereo che cerca di nascondere goffamente il presente orwelliano in cui tutti noi siamo calati.
Da leggere, assolutamente.
David Foster Wallace, Una cosa divertente che non farò mai più, minimum fax, 30.000 lire
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