Maurizio Cucchi è uno dei migliori poeti italiani contemporanei. Ha esordito nel 1976, con Il Disperso, straordinario poema a frammenti che rievoca un'epica ambientata nella Milano degli anni Quaranta. L'ultimo viaggio di Glenn è il libro di versi con cui Cucchi termina una fase del proprio percorso, che da Il Disperso passa attraverso Donna del gioco e Poesia della fonte per chiudersi con questo esile, ma intensissimo, sottociclo dell'epica massimalista e minimalista che ha imposto il poeta di Milano alla critica.
Glenn, l'icona paterna, che porta con sé il tragico ricordo di una morte per suicidio, è trasfigurato fino ad assumere la consistenza spettrale ma benigna di un angelo calato nel presente e nella memoria. Ruotano, attorno alla sua figura pallida e ferita, i segnali e le tracce luminose di un mondo che è carpito nel suo ritrarsi, nel suo irrimediabile perdersi.
Il verso è poroso, semplice, memore della lezione dei poeti amati da Cucchi (da Sereni a Raboni a Zanzotto), e ben si adatta alle fulminee agnizioni di cui è capace lo sguardo, stranito e sgomento, di questo poeta schivo, che è capace di elevare la povertà a una potenza metaforica unica nel panorama contemporaneo.
Il libro si apre con il formidabile poemetto Rutebeuf, uno degli esiti più alti toccati dalla poesia di fine Novecento in Italia.
L'ultimo viaggio di Glenn, Maurizio Cucchi, Mondadori, 26.000 lire
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