Talvolta uno scrittore è stanco: stanco della società intellettuale che lo incensa e lo strema, stanco dello showbiz, e stanco di scrivere libri. Allora si diverte. E scrive un libro per schrzo, per prendersi gioco di se stesso e dei suoi amici. E' il caso, tra molti, di Luis Sepúlveda e del suo Jacaré, un noir improbabile dove i personaggi hanno i nomi dello star system del suo gruppo editoriale italiano. C'è in ballo un'assicurazione miliardaria, un morto che sembra morto non del tutto accidentalmente, e un ispettore (Dany Contreras) che, magari, avrà successo in futuro, se le sue vicende saranno approfondite e le sue ossessioni anche. Jacaré era troppo breve per farne un libro, e allora ecco, di seguito, un'altra chicca, tutta sudamericana, che si intitola Hot Line e che, da un affaire erotico, si trasforma in qualcosa di ben più serio. Il secondo racconto è migliore del primo, ma risente della leggerezza con cui lo scrittore cileno ha lavorato intorno ai due testi, infarcendoli dei temi della sua poetica-etica: ambientalismo, liberdad e justicia.
Da Sepúlveda aspettiamo il prossimo libro: uno vero.
Luis Sepúlveda, Jacaré, Guanda, 16.000 lire
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