Ormai, fare il comico è un business che deborda dal palcoscenico. Si finisce in televisione, e va bene. Si finisce al cinema, e va bene. Si finisce nei talkshow, e va bene. Si finisce a scrivere un libro: e non va più bene.
La verità è che i romanzieri italiani sono noiosissimi, che le case editrici pompano aria e grana in fenomeni che con la letteratura non hanno niente a che vedere, che i libri sono ormai dei prodotti di consumo, e che i comici rendono meglio e più di qualunque scrittore. Cazzi del pubblico, viene risposto: questo vuole il pubblico, e noi glielo diamo. Della letteratura, che ci frega? Dopotutto siamo Grandi Editori...
Tutto ok, se almeno si facesse un minimo di selezione, però. Aldo Giovanni & Giacomo sono irresistibili sulla pagina scritta ben più che su grande schermo; e Luttazzi è un genio della sintassi, uno che sa usare la scrittura, piegarla, forgiarla, plasmarla come vuole lui. Ma Bertolino.... Bertolino, per carità... potevate risparmiarcelo, no?
Già è inesplicabile il suo successo in video (tanto che uno dei luoghi comuni d'oggi, assieme a "le mezze stagioni non esistono più", è: "A te Bertolino fa ridere? A me no..."). Per carità, il ragazzo è un pezzo di pane, ma tutto quello che fa e che dice, l'avevano fatto e detto meglio altri, da Hendel a Paolo Rossi. O no?
Enrico Bertolino, Op op op, din din din, Mondadori, 19.000 lire
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