La sconcertante politica dei Meridiani, che nei bei tempi era la Plèiade italiana, ogni tanto produce interessanti eccezioni. A fronte di incomprensibili uscite che collezionano tutta l'opera di poeti e romanzieri che, ancora in vita, squalificheranno il Meridiano col loro prossimo libro (un caso: sta per uscire il Meridiano di Andrea Zanzotto, da cui è esente il nuovo libro di versi che la casa di Segrate pubblicherà a un anno dall'uscita del Meridiano stesso), escono, com'è sempre stato fino a qualche anno fa, tomoni che raccolgono tutto, ma davvero tutto, di un autore che merita di entrare nell'olimpo letterario e che subisce un adeguato trattamento mondadoriano (curatele ottime e a volte debordanti, come è il caso del Meridiano dedicato a Vittorio Sereni, curato con ipertrofica competenza da Dante Isella).
Questa volta, ci troviamo di fronte a una luminosa eccezione: nel vero senso del termine, poiché il Meridiano che raccoglie i Romanzi e racconti di Truman Capote è davvero eccezionale. Lo è anche perché è eccezionale l'autore. Emerso come un'epifania nel bel mondo dell'intellettualità americana, Capote lo ha sconvolto e rigirato come un guanto, sconcertando i critici con romanzi del calibro di Colazione da Tiffany e con lavori di contaminazione tra generi come A sangue freddo. Ultimo, estremo esempio di dandismo novecentesco, Capote ha il potere di affabulare e raggelare il lettore, con uno stile perfetto, levigato fino all'esasperazione, che ha una resa inimitabile.
Il suo lavoro più notevole, da questo punto di vista, è forse proprio A sangue freddo, un reportage narrativo di straordinaria penetrazione, che ha lasciato il segno sulla narrativa statunitense. Tanto che senza il femmineo e ciarliero Truman, oggi, non ci ritroveremmo tra le mani libri straordinari come quelli di Raymond Carver e di David Foster Wallace.
Truman Capote, Romanzi e racconti, Mondadori, 85.000 lire
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