1995: la moglie del senatore Eddgar viene uccisa e suo figlio è accusato del delitto. Il caso finisce nell'aula di Sonia Klonsky, che conosce gli Eddgar dai tempi della contestazione, alla fine degli anni Settanta. Sfila così in tribunale un gruppo di amici che condividono quel passato, segnati dall'attivismo di quegli anni e da segreti che daranno al caso un imprevedibile sviluppo. Un processo il cui oggetto sono le relazioni familiari e i rapporti fra generazioni, in un romanzo caratterizzato da un senso profondo del passaggio del tempo.
Turow punta l'indice accusatorio sulla melassa di sentimenti e falsi ricordi che si sprecano tra i protagonisti della rivoluzione dei fiori. Una classe anagrafica e sociale ascesa al potere con compromessi, ipocrisie, giochi sporchi. Una schiera di dimentichi dei propri ideali che passano un'esistenza spietata a ricordarli. La fine dei sogni e l'inizio dell'incubo americano in un romanzo strutturatissimo e appassionante. Un arazzo generazionale, che ricorda l'ampiezza dei ritratti di Dickens. Un impietoso atto d'accusa che mette a nudo le contraddizioni di una società allucinata e dispersa tra i ghetti neri e le moquette delle stanze dei bottoni.