Smetteranno mai di tessere le lodi di Fanucci AvantPop i nostri hooligan letterari di Società delle Menti? Giammai. Lo vanno ripetendo da mesi: questa colorata e disinibita collana è il meglio che sta offrendo l'editoria italiana in anni di desolante assenza di tutto e di tutti. Pubblicazioni come quelle dell'antologia di Mac Caffrey o dei reportage ispidi di Vollmann riportano sotto i riflettori la questione di una scrittura che si impegna nel presente, mette in moto le mandibole e in circolo gli acidi digestivi, per riuscire a rappresentare il nostro tempo: fatto di molti e diversi tempi, di individualità che sono come variabili impazzite e sospese tra millenarismo e laico disincanto. Complimenti a Mattia Carratello e Luca Briasco, che sono i curatori della collana. E complimenti per la scelta del formidabile Acqua luce e gas - Trilogia dei lavori pubblici, il capolavoro di Matt Ruff, una specie di Babilonia avantpop dove i lemuri s'incrociano ad anime morte, lampade spirituali ci guidano nei sotterranei di una Manhattan prodiga di eccezioni a Darwin e alla sua granitica fede nella necessità e nel caso.
Matt Ruff, Acqua luce e gas - Trilogia dei lavori pubblici, Fanucci AvantPop, 620 pagine, 20.000 lire
IL LIBRO
Piace a Pynchon e a Stephenson - Due giudizi eccellenti su Acqua luce e gas? Eccoli: secondo Thomas Pynchon, si tratta di "un grandioso romanzo post-millennario, una lettura da capogiro"; e Neal Stephenson dice che "se solo Matt Ruff scrivesse piú libri come questo, io passerei un bel po' di tempo a rilassarmi e a leggere dei grandi romanzi." Trama, teatro e deliri di un capolavoro dell'AvantPop.
L'INTERVISTA
Matt il matto - Scrivere o scrivere bene? Tra le due possibilità, Matt Ruff sceglie la prima. E parla a ruota libera: della scrittura creativa, del bestseller, delle fogne di New York, della tv, del racconto e di Tom Clancy. Intervista al pazzo che ha avuto l'ardire di stendere un'enciclopedia avantpop.
Nessuno poteva dire che non lo avessero avvertito.
L'osservatorio forava la cupola del cielo circa ottocento metri al di sopra delle vie cittadine, quasi un chilometro, metro piú, metro meno. L'osservatorio non era aperto al pubblico. Quasi tutti i visitatori del Gant Phoenix dovevano limitarsi al Ponte Prometeo del piano 205, che era già un punto d'osservazione piú privilegiato di quelli offerti ai turisti in ogni altra parte del mondo, persino piú dei settecento metri del Minareto Gant di Atlanta. A pochi amici, soci d'affari e politici scelti era concesso salire ancora piú in alto, nei giorni in cui si prevedeva un clima adatto, ed era poco probabile che improvvise ventate d'uragano trascinassero via qualcuno; potevano arrivare fino alla terrazza del piano 208, e lí respirare gratis la sottile, rarefatta aria venduta a sette dollari e cinquanta in bottiglie da un litro nel Phoenix Souvenir Shop.
Matt Ruff, questa volta, ha avuto pietà. All'inizio del libro ci ha scodellato, per intero, il cast che partecipa al delirio programmatico della sua Trilogia dei lavori pubblici. Lo ha diviso per classi sociali: i ricchi, l'alta e media borghesia, l'equipaggio dell'assurdo sottomarino ecoterrorista Yabba-Dabba-Doo, i dirigenti e addetti alle relazioni pubbliche della Gant Industries, la classe operaia, i poveri, i superpoveri, gli assurdi dipendenti dell'ufficio zoologico del Dipartimento Fogne di New York. Da Harry Gant - il Padrone - a Philo Dufresne - l'Antipadrone -, ecco la lista di tutti i personaggi dell'incredibile vicenda futuristica costruita dal genio irregolare di Ruff. Un teatro umano demenziale, se non fosse che, visto da vicino, persino il mondo-Internet italiano è più demenziale. Si gioca col falso per dire il vero: pura arte AvantPop...