Clarence - Cultura e Spettacolo
Clarence
WILLIAM VOLLMANN
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  PUTTANE PER GLORIA: CAP. 1
Whores for GloriaUna volta in cui faceva da esca in un'operazione antidroga, Laredo, la poliziotta bionda, si mise a guardare un uomo che parlava da un telefono pubblico e, mentre il cielo imbruniva riempiendosi di nuvole simili a grappoli di bombe, se ne stava in piedi all'angolo fra la Jones e la Sutter, si lisciava le grinze della gonna e si atteggiava a prostituta, andando in realtà a caccia di prostitute vere, di magnaccia, di clienti, di spacciatori e di qualsiasi altra cosa le fosse capitata a tiro, e quell'uomo intanto continuava a parlare da quel telefono e più lui parlava meno Laredo gli prestava attenzione poiché di solito le sue prede davano un'occhiata a destra e a sinistra, facevano la loro telefonata, parlavano non più di cinque secondi e poi se ne andavano guardandosi nervosamente intorno con occhi iniettati di sangue, mentre quest'uomo, a differenza degli altri, non faceva che parlare e parlare tenendo il ricevitore ben stretto con tutt'e due le mani. Quella volta Laredo si appoggiò all'idrante e incrociò le gambe in attesa di poter multare il primo idiota che le avesse offerto del denaro e intanto i vecchi si trascinavano verso le stanze d'albergo che erano la loro casa e ne avrebbero chiuso a doppia mandata le porte mezze marce, le puttane uscivano in strada e si sedevano sui cofani di vecchie station wagon, Laredo le spiava con quel suo sguardo da periscopio a cui nulla sfuggiva, e il suo collega Leroy, un novellino, beveva la sua Orange Crush e la teneva d'occhio, da bravo ragazzo qual era, da dietro una tendina parasole dentro un furgoncino scassato parcheggiato sull'altro lato della strada. La via era piena di squali notturni. Dapprincipio Leroy si allarmò vedendo le loro facce così vicine nel suo binocolo, pensando che anche loro dovessero sicuramente vederlo, e quando poi quei visi si girarono proprio nella sua direzione e gli si avvicinarono, come sinistre meteore saettanti, lui voltò la faccia, ormai del tutto convinto che stessero venendo proprio da lui, ma poi all'ultimo momento anche quelle facce scartarono di lato. La luce scorreva sulle auto in corsa come argento vivo. Un uomo con una giacca grigia agitava un braccio, un altro con un impermeabile grigio si frugò nelle tasche, tirò fuori qualcosa che aveva avvolto nella carta igienica, e un altro ancora, dopo essersi guardato intorno, gli diede venti dollari in cambio dell'involto. C'era poi il tizio che parlava dal telefono pubblico da almeno un quarto d'ora. Leroy, che era capace di leggere le labbra, prese di tanto in tanto a concentrarsi su di lui e scoprì così che quell'uomo non faceva che ripetere Gloria, Gloria e Gloria. Lui, evidentemente, non lo sapeva, ma Leroy era certo che la donna grassa dai capelli biondo sporco sapesse ogni cosa perché si trovava lì quando, ore prima, Laredo era uscita dal furgoncino e aveva detto Accidenti, Leroy, questo è veramente fantastico! Non si riesce a vedere al di là del sedile anteriore! E adesso la donna grassa era ancora lì che passeggiava avanti e indietro all'angolo della strada e un uomo le si accostò, le diede dei foglietti di carta che lei subito infilò nella tasca del cappotto senza smettere di guardare nella direzione di Leroy, poi si incamminò verso di lui, senza smettere di fissarlo, infine si voltò e se ne andò. Può essere che la luce si rifletta sul mio binocolo? si chiese Leroy. Laredo, però, mi avrebbe certamente avvertito. Rimase lì seduto in quella posizione infelice. Un uomo con un berretto blu stava in piedi all'angolo della strada, sorrise e strizzò l'occhio a Leroy. Due giovani donne ridevano appoggiate al palo di un lampione, poi si fecero improvvisamente serie e puntarono i loro sguardi dritto su Leroy. Whores for GloriaLo avevano visto tutti? Qualcuno lo aveva visto? Non lo avrebbe mai saputo. Con il binocolo fra le mani, era come un giovane uccello che abbia appena imparato a volare, ma che ancora non si fidi delle proprie ali. Il nuovo potere conferitogli dal binocolo non era qualcosa su cui poter contare. Eppure le ragazze non si spostarono, né si coprirono il volto per non essere viste da lui, e ben presto smisero anche di guardarlo. Di lì a poco un'auto suonò il clacson, accostò al marciapiede, una delle ragazze sorrise, si lisciò la gonna e salì a bordo. Una bionda attempata si avvicinò al furgoncino trottando sui tacchi come una cavalla e aspirando una boccata di fumo dalla sigaretta, il volto segnato dalla tristezza. Laredo spostò il peso dall'uno all'altro dei piedi dolenti e desiderò che la notte finisse, per quanto sapesse bene che, secondo le leggi astronomiche, la notte non se ne sarebbe andata prima del mattino successivo, e, a quanto pareva, nemmeno l'ubriaco del telefono. Be', vaffanculo, tanto lei poteva sopportare tutto perché nel giro di un paio di settimane sarebbe partita per le vacanze con suo marito. Quest'anno avrebbero affittato un appartamento alle Hawaii, sulla costa di Kona, dove c'erano tantissimi ristoranti con grandi vetrate al di là delle quali, di notte, l'oceano era nero, bianco e verde, e mugghiava senza sosta con il suo odore di serpente bollito proprio sotto il parapetto, e tu stavi seduta lì alla luce delle candele e cercavi di leggere il menu, mentre gli altri clienti ridevano a squarciagola e gettavano i mozziconi delle sigarette nel mare, e tu riuscivi ancora a vederli, quei mozziconi, nel loro biancore che sapeva di pulito, anche dopo che l'acqua ne aveva spento il bagliore. Ogni mattina il marito di Laredo andava a fare surf e lei lo guardava rivolgendogli affettuosi e assonnati sorrisi mentre leggiucchiava il suo paperback. Poi cominciava il vero impegno della giornata, consistente nel sistemare la maschera, il respiratore e le pinne prese in affitto, regolando tutte le cinghie al punto giusto, e nel caricarsi tutto sulle braccia, come se stesse portando un'offerta rituale, quando iniziava a immergersi a poco a poco nell'acqua tiepida, tastando cautamente il fondo con la punta delle dita in cerca di coralli appuntiti e godendosi il sole caldo sulla schiena. Avanzava, quindi, passo dopo passo nell'acqua sempre più alta, finché le onde non le lambivano delicatamente l'ombelico, si appendeva la maschera al collo, si infilava con uno schiocco le pinne, una dopo l'altra, traeva un profondo respiro, si sistemava la maschera sul viso, mordeva forte il boccaglio del respiratore, e poi distendeva le braccia, alzava le gambe e immergeva il capo sotto il pelo dell'acqua, provando per un istante una curiosa sensazione di freschezza ai lati del volto. Poi c'era di nuovo soltanto il mondo marino, di cui lei era l'imperatrice che governava fiera sulle colline di corallo, le quali non erano poi molto diverse dalle colline sabbiose punteggiate di cactus del Sudovest degli Stati Uniti, e di ogni pianta, di ogni fiore di corallo, per quanto delicati fossero negli strati superficiali, si poteva arrivare a scorgere il centro duro, e anche i ricci di mare rossi drizzavano i loro aculei come la yucca, mentre quelli piccoli e pallidi assomigliavano a tanti cholla. Centinaia di pesci dai colori vivaci nuotavano in questo paesaggio desertico (in cui non mancavano montagne in miniatura - nessuna collina di coralli superava, infatti, il metro d'altezza - e Laredo vi galleggiava sopra a distanza ravvicinata): pesci verdi lunghi e sottili, con striature rosse e pinne blu; pesci gialli tondi, simili a foglie di eucalipto tremolanti; grandi pesci argentei di cui, se avesse voluto, avrebbe potuto facilmente sfiorare il ventre freddo con un rapido tocco delle dita; minuscoli pesciolini blu con maschere nere da bandito, e tanti altri ancora. Nuotavano a banchi, o controcorrente e sembravano ignorare del tutto la presenza di Laredo che galleggiava sopra di loro, con la faccia nell'acqua come il cadavere di un annegato, e li guardava attraverso la maschera, sul cui vetro interno scorrevano le goccioline delle sue lacrime (in realtà, era soltanto acqua di mare). Da buona poliziotta, Laredo era convinta che, se fosse rimasta lì sospesa abbastanza a lungo, avrebbe saputo tutto di loro, e così si lasciava trasportare dal moto delle onde tiepide, mentre, appena fuori da quel mondo, il sole le riscaldava la schiena e l'abbronzava in modo sempre più perfetto filtrando attraverso le lucenti gocce salate. Galleggiava su canyon di coralli in cui i pesci si muovevano inosservati, ma poi le vallate si facevano più profonde, la loro parte più interna cominciava a non essere più visibile e il corallo diventava grigio e privo di vita, tanto che se Laredo avesse guardato soltanto un metro più avanti (cosa che non faceva mai) avrebbe visto un denso muro d'ombra blu alzarsi nel punto in cui l'oceano si faceva profondo una cinquantina di metri. Era lì che stava ancora quel dannato ubriaco, a parlare e parlare in quel telefono pubblico come se avesse avuto una linea diretta con la Puttana della Saggezza, e intanto le macchine procedevano lente lungo la strada con i loro grandi occhi rossi accesi, il vento gelido voltava le pagine di un quotidiano abbandonato sul marciapiede (l'aria era infatti una lettrice vorace di notizie fresche di stampa) e la tracolla della borsetta (in cui teneva il suo piccolo revolver automatico) scavava un solco sulla spalla di Laredo, mentre lei continuava, paziente e annoiata, a guardare l'uomo che si sporgeva in avanti nella cabina telefonica come se avesse potuto così diminuire la distanza che lo separava dalla persona a cui stava parlando, mentre il volume delle Pagine gialle gli solleticava delicatamente le cosce. C'era una volta un uomo che faceva una telefonata, e l'uomo stava piangendo. Laredo e Leroy erano gli unici ad accorgersi che stava piangendo. La persona a cui stava parlando non lo avrebbe mai saputo. La sua voce era infatti molto bassa, gentile e uniforme. Era paziente e amorevole. Il telefono non gli tremava fra le mani.

C'era una volta un uomo che faceva una telefonata. Che cos'altro ti ha detto il dottore? chiese l'uomo gentilmente. Gloria? Gloria, che cosa ti ha detto il dottore? Stai piangendo, Gloria? Se ti compro io il biglietto aereo, verrai stanotte stessa? Sì, Gloria, puoi prendere un taxi fino all'aeroporto, perché no? Gloria? Gloria? Ho un po' di soldi. Posso darti un po' di soldi... E così il mio piccolo bambino sta scalciando dentro di te? È una femminuccia o un maschietto? Non mi sono dimenticato di te. Non ti ho mai dimenticata, Gloria. Non ho mai smesso di pensare a te. Lo partorirai questo mio figlio? Ho un sacco di soldi adesso. Posso prendermi io cura di te, Gloria. Quando pensi di abortire? Stai fumando parecchio, in questo periodo? Gloria? Gloria, sei ancora lì? Come ti va, Gloria? Gloria, ti aspetto.
Alla fine l'uomo riagganciò, con molta cura e delicatezza, come se il peso del ricevitore rimesso sulla sua forcella avesse potuto rompere qualcosa dentro la donna. Poi sfogliò le Pagine gialle aggrottando la fronte e grattandosi la barba ispida che gli ricopriva le guance, quindi compose un altro numero. Sì, disse, voglio prenotare un posto per domani sul volo notturno da Los Angeles a nome Gloria Evans, esatto, proprio da Los Angeles. Okay, bene, ha detto alle dieci, giusto? Quella più economica. Quanto ha detto? Ottanta sacchi? Lei vuole prendermi per il culo, che cazzo! Che cosa significa che devo badare a come parlo, cerchi piuttosto di trovare qualcosa di meno caro… Sta facendo del suo meglio? L'ho già sentita, questa. Ehi, piccola, sai che hai una bellissima voce? Come ti chiami? Quanti anni hai? Caspita che giovane, dolce fiorellino! Sei vecchia abbastanza da poter essere mia madre, dunque perché non fai finta di essere la mia mamma? Occupati di me e vedi di aiutarmi. Se vuoi, uno sconto puoi farmelo. Posso cazzeggiare un po' con te? Caspita, sei davvero CARINA; non mi hai nemmeno buttato giù il telefono! Perfetto, piccola mia, allora posso star tranquillo che ci pensi tu a mettere Gloria su quell'aereo, perché lei proprio non sa badare a se stessa e ha bisogno di essere aiutata in ogni cosa, perciò dovrai occuparti tu di lei e poi ti occuperai di me. Dobbiamo vederci, noi due. Dai, andiamo! Ehi, io sono un tipo a posto, chiedi pure a qualunque puttana del Tenderloin! Non ho mai fregato nessuna delle mie donne, nemmeno quando uscivo con tre di loro alla volta.

L'uomo scoppiò a ridere. Quindi riagganciò. Fece l'occhiolino a Laredo e poi si allontanò fischiettando come uno che se ne vada a spasso. Ma Laredo non era fessa. Sapeva che quel telefono pubblico era rotto da settimane. E sapeva che quell'uomo stava ancora piangendo.

  di Giuseppe Genna
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   data: 20 apr 2000 protezione contenuti: assente Aiuto  

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