1.
La vista del cielo stellato mi dà la nausea. A mala pena lo sopporto ridotto in formule matematiche, disse Albert Einstein.
2.
Sono stato io a fare tutto, sono stato io ad andare e tornare, sono stato io che mi sono addolorato e lamentato. Un giorno di inizio estate del 1956 Jack Kerouac, dopo aver detto a se stesso queste parole, stabilí che era finalmente giunto il momento di trovarsi faccia a faccia con il Vuoto. In quello stesso giorno il prezzo medio di un hamburger sfondò il tetto dei novantanove centesimi e un'insolita perturbazione proveniente dall'Europa mediterranea minò seriamente la credibilità dei meteorologi.
Molti anni dopo, convinti di poter raccontare il passato una volta per tutte, gli storici avrebbero ricostruito gli eventi di quel giorno lontano dando vita alla figura di un Jack Kerouac che, dopo aver tanto divagato intorno al tema della solitudine, si accingeva a trascorrere nove settimane come controllore di orbite per conto della Coca-Cola Enterprise Inc. Quel Jack Kerouac avrebbe vissuto per sessantatré giorni a bordo di una delle minuscole navette che perlustravano gli spazi orbitali delle grandi compagnie, girando intorno al pianeta Terra a un'altezza di circa trentaseimila chilometri. Tutto questo non lo avrebbe però aiutato a trovare quel senso della vita che andava cercando.
Come tanti altri sbandati prima di lui, Jack Kerouac non avrebbe dovuto far altro che constatare l'operatività dei rilevatori. Se i led del pannello centrale erano accesi secondo uno schema che gli avevano mostrato prima di partire, voleva dire che i rilevatori funzionavano regolarmente e lui non doveva fare niente. Se invece l'accensione dei led seguiva schemi che non rientravano in quelli previsti, voleva dire che i rilevatori avevano qualche problema e che era il caso di mettersi in contatto con la base. Se poi a un certo punto i led si fossero spenti, Jack avrebbe dovuto dedurre che probabilmente i rilevatori non funzionavano affatto e, a maggior ragione, era opportuno mettersi in contatto con la base. Mettersi in contatto con la base era il massimo sforzo che si aspettavano da lui, perché a parte questo non gli veniva chiesto nient'altro. Si metteva in contatto con quelli della base e loro avrebbero pensato a tutto. Come potessero pensarci rimaneva un mistero, però ci pensavano. Jack non doveva sapere altro e soprattutto non doveva fare niente.
Poteva capitare che un piccolo monitor situato sopra due tasti azzurri segnalasse la presenza di un intruso nello spazio orbitale in concessione alla Coca-Cola Enterprise Inc. Gli intrusi potevano anche essere detriti di materia stellare provenienti da qualche zona desolata dell'universo, ma per lo piú erano cilindri metallici contenenti rifiuti abbandonati clandestinamente nello Spazio. Verificare l'effettiva natura degli intrusi non rientrava nei compiti di Jack. Un controllore di orbite doveva semplicemente limitarsi a registrare la presenza dell'intruso per poi mettersi in contatto con la base e comunicare la posizione. Il resto lo facevano loro e lui non doveva fare piú niente.
In effetti l'eventualità che Jack dovesse mettersi in contatto con la base era a dir poco remota, se non del tutto impossibile. Questo perché nel 1956 la tecnologia aveva perfezionato i rilevatori al punto di renderli di un'operatività inossidabile e gli spazi orbitali delle grandi compagnie erano controllati ben al di là di ogni ragionevole esigenza.
Salendo a bordo della minuscola navetta di controllore orbitale, Jack diede quindi inizio a un periodo della sua vita in cui avrebbe passato nove settimane a non fare niente, se non starsene completamente solo a guardare lo Spazio dall'oblò per arrivare a capire che il Vuoto che gli era sembrato di riconoscere nella sua solitudine era, di fatto, il Vuoto là fuori e che lui non era andato avanti e indietro per niente, perché in realtà lui non era molto diverso da quelle Stelle che si allontanano senza pace da ogni altra cosa che esiste nell'universo, quelle Stelle che si sarebbero spente proprio come si sarebbe spento anche lui... un giorno, lontano da tutti e dal Vuoto.
Jack Kerouac aveva stabilito di affrontare la solitudine di quelle settimane a mani nude, senza aiuti di sorta. Niente pasticche strane, niente roba da bere, niente musica. Solo lui e il Vuoto là fuori, simbolicamente materializzato dall'immensità dello Spazio e dalla luce delle Stelle.